Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
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1968
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248 Magda Jàszay
sizione, incaricò lo stesso Kossnth di rispondere all'interpellanza e di esporre la politica del governo. Il prestigio di cui egli godeva anche presso i radicali più accesi faceva sperare che sarebbe riuscito, ancora una volta, a conquistare e travolgere con la sua facondia tutto l'uditorio. Ma le cose andarono diversamente: per tre giorni consecutivi il dibattito appassionato continuò; presero la parola una trentina di oratori tra deputati e ministri, e la stampa, oltre a riportare ampiamente, spesso testualmente, i discorsi, seguì i lavori dell'assemblea con vivaci commenti.
Il personaggio dominante della discussione era indubbiamente Kossnth, come lo era d'altronde fin dall'inizio della lotta parlamentare degli ultimi anni per la conquista dell'indipendenza; ma, lungi dal modificare la posizione e le idee dell'opposizione, fu questa volta lui a risentirne l'influenza. Nel suo discorso, esponendo i motivi che avevano indotto il governo a non opporsi, nell'indirizzo di risposta al re, alla richiesta di un contributo militare alla guerra, egli si preoccupava di sottolineare, come contrappunto alla posizione ufficiale del governo che rappresentava, le sue simpatìe personali per l'Italia e per la causa italiana. Desidero - dichiarò come premessa che la nazione italiana, anche nell'interesse della civiltà, sia libera e abbia un libero governo nazionale . confessò che tante volte i suoi sentimenti lo avevano portato a rallegrarsi delle vittorie italiane, dimenticando che esse erano costate la vita anche a sol* dati magiari.l) Il ministero, diceva, non era in grado di richiamare quei 10-12.000 soldati senza l'autorizzazione del re, che era imposibile ottenere, anche a costo delle dimissioni del ministero. Faceva presente che lui e i suoi colleghi del governo non avevano mai mancato di consigliare a S.M. di metter fine alla guerra italiana, e di affermare che la conservazione del dominio in Italia era insostenibile , ma che i moti slavi e l'azione di J eli acni eh, disposto a favorire senza riserve la corte, costringevano il governo ad agire secondo quanto esigevano gli interessi della nazione. Dichiararsi fautori della libertà italiana poteva tra l'altro interpretarsi come una contraddizione: perché allora l'Ungheria era contraria ai movimenti dei Croati e degli Illirici, i quali pure sostenevano di battersi per la propria libertà? D'altra parte la guerra italiana, con l'intervento di Carlo Alberto, aveva cambiato carattere, e poteva giustificare un intervento in base alla Prammatica Sanzione.
Data poi lettura del testo della risposta e dell'accluso verbale del consiglio dei ministri, Kossuth spiegò le clausole restrittive che esso conteneva per cui, praticamente, l'intervento armato ungherese si sarebbe limitato al caso in cui l'Italia avesse rifiutato condizioni di pace onorevoli.a)
Senonché le argomentazioni del popolarissimo ministro non valsero a rassicurare i deputati che, più che alla benevolenza dell'Austria, tenevano alla simpatia e al giudizio dei liberali d'Europa. Da parte loro gli oratori favo revoli alla tesi del governo, a cominciare dai ministri Eolvos e Deak, insistevano tutti, pur sottolineando di non voler contestare i diritti degli Italiani alla vita costituzionale, nel dimostrare il carattere aggressivo che la guerra aveva assunto con l'intervento del re di Sardegna. L'Ungheria, quindi, in base ai patti che aveva concluso con la dinastia, sarebbe stata obbligala a difendere il sovrano contro l'attacco armato di una potenza straniera. Si richiamavano poi al pericolo delle nazionalità insorte, alle mene di JeHachich e alla necessità di non por*
*) Kossuth Hirlapju, 22 luglio,
2) D, PAI, op. cltV- 154; Pesti II ir In p, 25 luglio.