Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <250>
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250 jfcp Magda Jaszay
Nel documento il ministero precisa nuovamente che l'aiuto offerto va inteso solo come un contributo a ottenere la pace, e a questo riguardo vuole che l'Austria assicuri libere istituzioni costituzionali che siano conciliabili col governo monarchico . Non solo, ma, qualora la pace non si potesse conclu­dere su queste basi, il ministero interverrà perché, fissala una linea strate­gica assolutamente necessaria alla sicurezza dell'impero austriaco, il territorio al di là di detta linea sia completamente separato dall'Impero , e al resto sia garantito un governo nazionale indipendente. Solo se da parte italiana si rifiutassero tali condizioni e sempre con le riserve formulate nel verbale del 5 luglio si potrebbe arrivare all'aiuto armato.l)
Tuttavia, se questa nuova formula valse a rassicurare i deputati moderati,2) non potè soddisfare l'opposizione ebe, per mezzo dei suoi più autorevoli espo­nenti, combatté la tesi dei governativi.
Mér Perczel difese il re di Sardegna dall'accusa di aggressione: egli aveva soltanto fatto, come sovrano costituzionale, quel che ogni nazione ha il dovere di fare per popolazioni consanguinee. Si dichiarò contro l'intervento: l'esercito, una volta vincitore in Italia, potrebbe poi venire impiegato per ristabilire l'assolutismo nelle altre parti della monarchia. Ed espresse una severa con* danna: Una nazione che presta il suo aiuto per l'oppressione di un'altra, che, volendo essere libera, crede di conquistare la libertà contribuendo a concul­care quella altrui, danna se stessa >.3)
Laszló Madaràsz, capo dell'Associazione dell'Eguaglianza, radicale con* vinto, si appellò alla lealtà della nazione: non si doveva mostrare ingrata verso gli Italiani i cui moti avevano dato la prima speranza ai liberali ungheresi di veder realizzate le loro aspirazioni. Nessuno, allora, avrebbe mai pensato che un giorno l'Ungheria avrebbe offerto un esercito per aiutare a vincere gli Ita* liani. Ed egli si disse convinto che in nessun modo l'esercito ungherese si sarebbe lasciato condurre in quella guerra.4)
11 deputato Ylàd fece presente che il governo aveva invitato tre volte il ministro degli Esteri ungherese delegato presso la corte a intervenire perché le truppe ungheresi venissero rimpatriate dall'Italia. E Kossuth, quando giorni prima aveva chiesto all'assemblea 200.000 nuove reclute e 42.000 milioni di prestito, non aveva accennato che si intendeva farne quell'uso che tutta la stampa e l'opinione pubblica del paese condannavano.6)
Espresse lo stesso parere anche Pài Nyàry deputalo di Pest, il quale andò anche più oltre domandandosi se le disposizioni della Prammatica Sanzione fossero applicabili al caso della guerra italiana. Con l'intervento, l'Ungheria avrebbe rinunziato alla propria indipendenza garantita dalle leggi E contrap­ponendosi a chi continuava a vedere il migliore avvenire dell'Ungheria nei suoi legami con l'Austria, sosteneva che hi monarchia sarebbe prima o dopo crollata perché la sua politica non era quella della civiltà. Doveva forse l'Ungheria seguirla in quella via? L'unica salvezza dell'Austria consisteva nella
i) D. PAP, op. eh., pp. 180-181.
2) Il deputato Albert Némcth dichiarò che, mentre un giorno prima avrebbe maledetto chi avesse alzato la mano contro la libertà italiana, ormai comprendeva lo politica del governo ed era disposto ad appoggiarla. Kdriony, 23 luglio; 1). PAP, op. cit., p. 191.
) Kdzl'óny, 24 luglio; D. PAP, op. tdt,, p. 211.
4. Kozlony, 25 luglio; Kossuth Ifirlapja, 28 loglio; Nomateti, 4 agosto.
B) Kozlòny, 23 luglio.