Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <251>
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L'Italia del Quarantotto e l'Ungheria 251
concessione della libertà a tutti i suoi popoli. Insistere nel voler conservare i possessi italiani costava un sacrifizio di sangue inutile: nella lotta tra libertà e assolutismo, le armi della prima erano più valide ed efficaci come dimostra­vano le perdite subite dall'esercito austriaco. L'unico intervento che l'Ungheria doveva fare egli concluse era di proclamare l'indipendenza anche terri* toriale delle regioni italiane già province dell'Austria. Con questo atto l'Unghe­ria si sarebbe trovata un alleato per l'avvenire. *)
In un lungo intervento vibrante di simpatia per la causa italiana, il conte Làszló Telekì, che poi doveva rappresentare l'Ungheria a Parigi, attaccò la tesi del governo e respinse la soluzione della linea strategica. Mise in rilievo che costituzione e libere istituzioni non potevano soddisfare una nazione che aspirava all'unità. Si appellò al senso di giustizia dei colleghi: se una nazione voleva vivere la sua vita nazionale, come si poteva costringerla a vivere divisa, anche se in un regime costituzionale? La volontà di una nazione doveva essere rispettata. L'Ungheria aveva combattuto per 300 anni per gli stessi ideali; li avrebbe traditi se avesse contribuito a mantenere divisa l'Italia.
Per Teleki la guerra italiana si presentava come un problema europeo. Lo schieramento dell'Ungheria l'avrebbe classificata nell'Europa nuova che ormai si divideva in due campi: in oriente l'assolutismo identificato con la barbarie, in occidente la civiltà che aveva dato vita ai movimenti liberali. L'Ungheria alleala con l'assolutismo reazionario si sarebbe trovata di fronte le nazioni libere: Francia, Inghilterra e Germania di Francoforte, con le quali voleva invece mantenere relazioni amichevoli.2)
Lo scrittore popolare Tàncsics presentò addirittura una nuova proposta di indirizzo in cui mancava ogni accenno a eventuali contributi di guerra; si chie­deva anzi il ritiro di tutte le forze armate ungheresi dislocate in qualsiasi territorio dell'impero e in particolare in Italia, senza di che la nuova leva non si sarebbe potuta attuare, dato che i cittadini del paese temevano di dover prendere le armi non in difesa della propria patria, ma per l'oppressione della libertà di un'altra nazione.
Prevalse tuttavia su ogni altra considerazione quella che fu definita Pesi-genza della ragion di Stato e l'interesse vitale della nazione: ottenere l'appoggio della corte per evitare l'imminente guerra con i Croati. L'accordo con la Croazia che il governo si illudeva di raggiungere con l'intervento del sovrano era tanto più urgente in quanto la cessazione delle ostilità in Lombardia avrebbe per­messo a Jellachich di richiamare i forti contingenti croati ivi impegnati e adoperarli contro l'Ungheria. La proposta d'indirizzo venne quindi approvata dalla maggioranza della Camera"*) e dalla Camera dei magnali nel testo for­mulato dal ministero.c)
1) Ibidem, 25 luglio; D. PAI, op. cit., p. 241.
2} Marcila Tizcndliidihn, 22 luglio; Pesti flirhip, 30 luglio; Kozlony, 25 luglio; D. PAP, op. ch pp. 259262.
*) Munkt'uok Ujsàgja, 28 luglio; /Vcmzeri, 3 agosto,
*) Trenlasel orano i voti contrari, 233 in favore della proposta o 79 gli assentì. Kozlony, 26 luglio; Népelem (organo dell'Associazione dell'Uguaglianza fondato e diretto dai fratelli József e Laezló Madarnsz, deputati radicali; uscirà dal 1 luglio fino alla fine di settembre), 25 luglio.
) Il testo definitivo dell'indirizzo di risposta formula il desiderio che eia que­stione venga risolta in modo conforme alla dignità del trono e alle rispettive giuste