Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <255>
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IJ L'Italia del Quarantotto e l'Ungheria 255
Di carattere diverso, impostato su un tono di esame obiettivo, è il commento che lo scrittore Zsigmond Kemény, direttore di Pesti Hirlap,1) fa seguire al movimentato dibattito parlamentare. In un'analisi delle vicende storiche della penisola egli viene a scoprire un motivo dominante che ne ha determinato lo svolgimento: l'insofferenza del dominio straniero. Ne deduce, richiamandosi al giudizio di Guizot, che nella valutazione degli avvenimenti italiani del tempo sia da applicare la stessa tesi: preferirei non fosse cosi, ma credo fermamente che anche la recente rivoluzione italiana non sia tanto un ricorso alle armi per la conquista della costituzione, del sistema rappresentativo, della democrazìa, quanto una lotta aspra dei guelfi contro i ghibellini . Gli Italiani non tollereranno mai la dominazione dei forestieri, si tratti di un governo patriarcale o di uno tirannico. La costituzione per se stessa non verrà a mutare la tradizione. Lo scrittore rivolge un monito alla dinastia absburgica; essa deve guardarsi dal commettere gli stessi errori degli imperatori germanici volendo riconquistare il Lombardo-Veneto: La corona di ferro non è più un ornamento, ma un peso, che rappresenterebbe un costante perìcolo per la tranquillità dell'impero. Il Kemény si dichiara, quindi, d'accordo col partito del governo Dell'auspicare una pace che garantisca alla Lombardia la sua indi' pendenza in cambio della sua partecipazione al pagamento del debito pubblico e col mantenimento di rapporti commerciali con l'Austria, ma, mentre la posi­zione ufficiale vuole che i territori italiani rimangano uniti alla compagine dell'impero austriaco, egli ritiene più utile per la dinastia abbandonare la Lombardia che non conservarla .2)
Disfatta, e riscossa nella valutazione degli Ungheresi.
Le prime notizie della vittoria definitiva di Radetzky resero illusorio l'impegno ungherese di un eventuale contributo armato: esso non ebbe effetti-vamente nessun effetto pratico oltre a suscitare, come previsto dagli esponenti della sinistra, impressioni sfavorevoli tra i liberali di altri paesi8) e a con­fermare Vienna nella sua diffidenza nei riguardi dell'Ungheria indipendente. *) Mentre nel governo austriaco prevaleva ormai definitivamente l'influenza degli elementi conservatori dell'esercito e dell'alta borghesia e, quindi, la tendenza
mando vendetta su chi si macchiasse le mani di sangue italiano. Reform invece pub­blica, il 26 luglio, un manifesto dell'*: Associazione dell'eguaglianza alla nazione italiana che, per prevenire interpretazioni sfavorevoli del voto dei parlamento, pro­testa solennemente i sentimenti d'amicizia e di solidarietà degli Ungheresi per la nazione italiana e il rispetto delle sue giuste e legittime aspirazioni.
1) Pubblicista e romanziere, considerato una delle più forti personalità del romanticismo ungherese.
2) Pesti Ilirlap, 26 luglio.
8) Per le ripercussioni del dibattito in Italia, L. PÀSZTOR, La guerra d'indipen­denza italiana del 1848 e il problema dei soldati ungheresi in Italia, in Ani del XXV11 Congresso dell'Istituto per la Storia del Risorgimento, Milano, 1948, p. 9; M. JÀSZAY. L'Italia e la rivoltatone ungherese, Budapest, 1948, pp. 52-54.
<) Nel manifesto che il 22 settembre Ferdinando I diresse da SchSnbrunn alla nazione ungherese, egli elencava gli atti del governo ungherese da lui considerali violazioni dei diritti del sovrano che non potranno essere tollerate; ivi compresa la deliberazione parlamentare relativa alla guerra italiana. M. HOKVATH, op. cit p. 449, nota.