Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
anno <1968>   pagina <259>
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L'Italia del Quarantotto e VUngheria 259
per i destini della sua dinastìa. E Kossuth Hirlapju ricorda il passato anti-liberale del re, che aveva tradito l'insurrezione piemontese del 1821, persegui' tato i cospiratori dopo il 1831, e colpito con dure pene i partecipanti alla spe­dizione in Savoia, nel 1834. Elenca poi gli errori da Ini commessi nell'ultima guerra, che hanno finito colTaliernagli la simpatia e la fiducia del popolo, e con­clude esprimendo i suoi timori per i destini d'Italia.3)
Non per questo, tuttavia, la questione del Lombardo-Veneto e dell'emanci­pazione italiana viene considerata come definitivamente decisa e chiusa. Per legge della natura umana, più propensa a prestar fede a notizie e ipotesi fa­vorevoli che a rassegnarsi alle delusioni, anche il pubblico ungherese che vive mesi drammatici e carichi di tensione cerca di trarre conforto da certi fenomeni della situazione internazionale suscettibili di influire positivamente sulle sorti critiche del suo paese.
Con la conclusione della guerra italiana Jellachich, rinforzato il suo esercito con reggimenti rimpatriati dalla Lombardia,3) passa all'offensiva e l'il set­tembre varca il fiume Brava per invadere il territorio ungherese. Rifiuta le ultime proposte di accomodamento del gabinetto Batthyany, forte dell'appoggio del governo di Vienna di cui sostiene gli interessi di fronte all'Ungheria e dal quale riceve anche aiuti materiali. Il ministero ungherese si dimette; il luogo­tenente palatino arciduca Stefano, richiamato a Vienna, depone la sua carica, il potere effettivo passa nelle mani del Parlamento, ormai dominato completa­mente da Kossuth. Il commissario imperiale generale Lamberg, mandato dalla corte per ristabilire l'ordine , viene ucciso a Pest dalla folla eccitata e tumul­tuante, mentre l'esercito ungherese, ancora in fase di organizzazione, batte e respinge le truppe di Jellachich, che si ritirano in Austria. Col manifesto im­periale del 3 ottobre, che scioglie il Parlamento e nomina Jellachich suo com­missario plenipotenziario, la rottura con Vienna diventa definitiva. H Parla­mento respinge il manifesto di Ferdinando dichiarato illegale e forma il Co­mitato di difesa nazionale che sarà presieduto da Kossuth. Settimane, queste, del distacco dell'Ungheria da Vienna e dell'inizio della sua lotta d'indipendenza, che segnano un profondo dilemma per gli statisti moderati che non avevano mai concepito la possibilità di uno svincolamento dell'Ungheria dai legami che la univano alla dinastia e, nella persona del sovrano, alla monarchia absburgica. Dilemma che conduce alla pazzia il grande patriota Istvàn Széchenyi e porta molti, tra cui i ministri Eotvos, Deàk, Esterbàzy e lo stesso Batthyany, a ri­tirarsi dalla vita pubblica, mentre Kossuth e i suoi collaboratori si preparano energicamente alla difesa di fronte alla prospettiva dell'invasione armata del­l'Austria. Dopo la repressione della rivolta d'ottobre a Vienna da parte del principe di WindischgrStz, comandante dell'esercito imperiale, appare infatti inevitabile la sua offensiva contro l'Ungheria.
Nell'atmosfera del pericolo imminente, che solo un mutamento decisivo del­la situazione internazionale avrebbe potuto allontanare, il pubblico ungherese è particolarmente sensibile alle notizie che arrivano dall'estero e in particolare dalla Francia e dall'Italia. Una riscossa di quest'ultima avrebbe potuto costrin­gere l'Austria a rivedere i suoi piani nei confronti dell'Ungheria.
K comprensibile pertanto che i giornali ungheresi abbiano lanciato trion-
1)/ Tzeiiizeti, 5 attombre; Nèpelam 2 settembre; Kossuth Tlìrhn>ja, 17 agosto. SO Kossuth Hirlapja* 27 agosto. 8) M. HonvifcY àpi <*ft P. 437.