Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI UNGHERIA 1848-1849; GUERRA DEL 1848-1849; ITALIA STORI
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1968
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265
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L'Italia del Quarantotto e l'Ungheria 265
a nominare un inviato munito dei poteri necessari presso la corte di Torino. J Il Teleki scelse Lodovico Splényi, ex ufficiale dell'esercito imperiale in Italia, che già aveva conosciuto il Mamiani e per suo tramite era stato introdotto negli ambienti governativi di Torino. Primo compito concreto dello Splényi doveva essere quello di concordare col governo sardo raccoglimento e l'eventuale trasporto dei soldati ungheresi che avessero disertato le file dell'esercito imperiale stanziato nel Lombardo-Veneto. Con le truppe così radunate ed equipaggiate in Piemonte si pensava di effettuare a suo tempo una diversione dalla parte -di Fiume.
H 10 ottobre, infatti, l'assemblea nazionale ungherese non più. vincolata dalle deliberazioni del governo dimissionario, arrivò alla decisione, sollecitata fin dalla primavera dalla stampa e dall'opinione pubblica, di ordinare il rimpatrio delle truppe ungheresi dall'Italia e dalle altre province dell'impero. ") Lo Splényi curò la diffusione di proclami fra quelle truppe, che le invitavano a ritornare in patria e a difenderla contro l'invasione nemica; anche il Teleki, da Parigi, si adoperava in tal senso. Ma i risultati furono scarsi: Radetzky aveva preso opportuni provvedimenti dislocando le truppe ungheresi lontano dalle frontiere e disponendo severe misure contro chi fosse stato trovato in possesso di proclami ungheresi.8) Inoltre, con la posta e le comunicazioni bloccate tra l'Ungheria e le truppe in Lombardia, i soldati erano all'oscuro di quanto succedeva in patria; e il comando austriaco aveva cura di presentare tendenziosamente i fatili. *) Ciò nonostante, se dobbiamo prestar fede ai giornali* vi furono manifestazioni di malcontento e segni di rivolta a Milano dove Radetzky aveva fatto arrestare tré soldati che distribuivano proclami. "' In dicembre un gruppo di un centinaio di militari ungheresi guidato dal sottotenente Tiirr riuscì tuttavia a passare in Piemonte e a rimanervi fino alla sconfitta di Novara. c)
La Sardegna non solo riconobbe ufficialmente unico fra i governi europei l'inviato ungherese come rappresentante del suo paese, ma ricambiò la missione delegando il tenente colonnello Alessandro Monti, presso il Comitato ungherese di difesa nazionale. Il Gioberti, salito al potere in dicembre, munì 1 Monti di lunghe istruzioni speciali che prevedevano anche, in collaborazione col console sardo a Belgrado Marcello Cerotti, un'azione pacificatrice tra Ungheresi e Slavi1 del Sud. T> Ma il Monti, giunto a Belgrado, non riusci a passare le linee nemiche e arrivò presso Kossuth solo in maggio, dopo che la disfatta dell'esercito piemontese aveva già reso nulli gli obiettivi della sua missione.s) Lo Splényi, da parte sua, si adoperava a Torino per accelerare la ripresa della guerra contro l'Austria, mantenendosi in contatto con Teleki a Parigi. In febbraio egli trasmise al Parlamento sardo un manifesto del Teleki diretto ai popoli d'Europa, con una lettera d'accompagnamento che venne letta nella
i) Kosauth 11 Teleki, 12 novembre; in 3. WALDAPFEX, Corteggi di., voi. W, p. 511,
2) Budapestx Dtvatlup, 15 ottobre; anche leti. eit. di Kofisulh a Teleki.
) M. HoiivATH op. aìk voi. II, p. 49.
*) Fi/iyelmezo. 27 ottobre.
6) Budapest! Diviniti Pi 29 ottobre; IS'cmzeti, 5 novembre; Pésti Ilirlup, 26 ottobre, 15 novembre; Kossuth Hirlapja, 26 ottobre.
) E. WALDAPFEL, Carteggi cit., voi. Ili, pp. 211, 222, 288.
?) V. GIOBERTI, Epistolario* Ed. Nazionale, voi. Vili, pp. 323-332.
) Sulla missione Monti, v. F. BOTTONI CAZZALO, Gli Italiani np.lla guerra d'Ungheria, Milano, 1888.