Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA DEL 1848-1849
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1968
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Due progetti piemontesi contro Mantova 273
le operazioni procedessero speditamente. I fogli pubblici, scrive sempre il Bava, non cessavano dalle cinerei e: ci ai gettavano in faccia la viltà, il tradimento: e poiché lo stesso nostro ministero univa egli pure le sue istanze percbé l'esercito operasse, dietro ordine di S.M. proposi il blocco, di Mantova . ')
Mantova fu dunque un ripiego in un momento nel quale chiaramente apparivano le difficoltà di una guerra ben più pesante di quanto gli entusiasmi ed i successi iniziali avessero fatto credere e nel quale gli Austriaci, protetti dalle piazzaforti e da opere di difesa che erano venuti rapidamente apprestando, ripresisi dallo scoramento e dalle incertezze in cui i fatti di Vienna ed i moti insurrezionali li avevano in un primo tempo gettati, riorganizzato l'esercito con rinforzi che per la irresolutezza e la incapacità tattica dei Sardi non erano stati minimamente intercettati, gli Austriaci, dicevamo, prendevano l'ini-ziativa delle operazioni, se pur essa era mai stata dei Piemontesi.
Il blocco di Mantova, mentre da un lato permetteva di uscire dall'inazione e faceva sperare di ottenere qualche successo anche solo parziale che potesse risolversi favorevolmente dal lato politico ,2) avrebbe concesso di rintuzzare le offese nemiche che provenivano da quel lato del fronte e che avevano un non indifferente peso anche di ordine psicologico. Infatti, da Mantova uscivano con esasperante frequenza piccoli corpi austriaci, i quali andavano a terrorizzare le popolazioni tult'all'intorno (una colonna s'era spinta fino ad Ostiglia), asportando bestiame, granaglie, oggetti di valore, e perfino portando via, quali ostaggi, le persone più ragguardevoli dei paesi, il prete, il medico, qualche possidente e i loro agenti, allorquando il bestiame era stato prudentemente mandato lontano per evitare che fosse requisito .3)
Ma è anche vero che l'assedio rispondeva ormai ad evidenti motivi strategici. In una guerra che poteva e doveva essere condotta con ritmo serrato ed incalzante, con spirito pronto e con decisioni rapide, che doveva essere, come osserva il Pieri, rivoluzionaria , perché era evidente che occorreva utilizzare e guidare le forze che la rivoluzione offriva, non solo nel Lombardo-Veneto, ma in tutta Italia e cercare anche accordi colle altre nazionalità insorte dello Stato asburgico ,4) in una guerra che doveva sfruttare la irripetibile fortuna offerta da un nemico sbandato, demoralizzato, stanco, disorganizzato, incredulo quasi innanzi alla realtà inconcepibile di una intera Lombardia in rivolta, Carlo Alberto con la sua lentezza, con gli indugi, i ripensamenti, i dubbi, i sospetti, la costante incertezza, quella che Omodeo chiama tragica incer-
flel campo scritte da chi ignorava ì primi elementi della guerra, scagliuvansi contro di noi con veementi e continue accuse, cui ora la lontananza, ora il fastidio od il decoro stesso, ora il timore di commettere un male vieppiù peggiore, impedivano di dare onorata e soddisfacente risposta . Memorie ed osservazioni tutta guerra dell'In-dipendenza d'Italia nel 1848-49 raccolte da un ufficiale piemontese, Torino, 1850, p. 90. Non è il caso di ricordare che si trotta del famoso Libro del Re .
i) Relazione, cit., p, 51.
2) P. PIERI, La. guerra regia nella pianura padana, sto in // 1848 nella storia italiana ed europea. Scritti vari a cura di E. Rota, Milano, Vallerai, e. d., I, p. 314.
s) C. SPELLANZON, Storia del Risorgimento e dell'unità d'Italia, Milano, Rizzoli, 1938, IV, p. 626.
4) P. PIERI, Storia militare, cit., p. 197.