Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1968>   pagina <275>
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Due progetti piemontesi contro Mantova 275
Uno dei comandanti delle truppe scrive, ad esempio, che il proprio reggimento ebbe molto a soffrire dell'aria mefitica, proveniente dai miasmi del lago quasi stagnante in tale stagione, dal contìnuo serenare nei prati umidi e pel fati­coso servizio di notte voluto dalla circostanza, per cui circa 1000 uomini entra­rono all'ospedale in pochi giorni;1) e nel rapporto del comandante la 3* batteria da posizione destinata all'assedio della piazza si legge che esso fu fatale alla batteria giacché nel giro di tredici giorni 68 cannonieri, per la maggior parte conducenti, furono colpiti da febbri terribili, per cui dovettero ricoverarsi nei diversi ospedali . 2)
Nella citata relazione del 19 giugno il Bava, esprimendo l'opinione, come già si è detto, che l'esercito dovesse restare sul Mincio, aveva esclusa la possi­bilità di un blocco di Mantova per il quale sarebbero occorsi quattro mesi di tempo, in cui dovranno le truppe serenare e. rimanere esposte alle intemperie di queste località insalubri, mentre l'armata nemica che si terrà in Verona, Legnago e villaggi intermedi ben riparata, avrà bel giuoco a danno di truppe stanche ed assai presto decimate da queste atmosfere pestilenziali.8) Ma davanti alla volontà del Re di investire la piazzaforte, il 21 gliene sottopone il progetto. Per eseguire il blocco di Mantova rapidamente e con delle grandi possibilità di successi, converrebbe dapprima far riconoscere inosservatamente se sarebbe possibile d'introdurre una più grande quantità d'acqua nella Moli-nella e Pozzuolo, onde diminuire quella del Mincio, paralizzare così i molini di Mantova e corrompere l'aria: cosa questa che in quaranta giorni metterebbe quella guarnigione fuori di servizio, soprattutto se, per mezzo di barche equi­paggiate ed armate sollecitamente, si tormentasse spesso alla notte la guarni­gione suddetta.*) Vengono quindi esposti i necessari movimenti di truppa.
Carlo Alberto gradì il progetto e ringraziò il generale Bava il 23 a Valeg-gio;) ma poi non ne segui i suggerimenti ed in compenso pensò di attaccare Verona, fissando l'azione per il 25. Naturalmente ebbe tempo di cambiare opi­nione, sicché rinunciò alla progettata dimostrazione offensiva e riprese l'idea del blocco di Mantova chiedendo un nuovo piano al Bava! ) L'assurdità della situazione non sfugge ad un acuto osservatore, il cap. De Bartolonieis, Primo Segretario al Quartier Generale Principale, il quale così scrive nel suo Diario'. 5 Luglio, Roverbella. Si fanno continui progetti per assediare Mantova e Verona, e intanto che il Re tentenna nell'indecisione, dà tempo agli Austriaci di rinforzarsi maggiormente con nuove truppe che vengono a marcie forzate su Verona, donde si manda di tratto in tratto a cangiare le truppe del presidio di Mantova. Così sarà tempo sprecato per noi nell'inazione e nella rovina ijtM'
i) Ibidem, H, pp. 297-298.
2) Ibidem, IH, pp. 161-162.
8) Relazione* cit., p. 116.
<) Ibidem, p. 120.
0 C. FA8RIS, O//. a*., IH, p. 212.
8) Che questi presentò il 9 loglio. Se ne veda il testo in Relazione, Citi, pp. 1224.
7) DE BARTOMJMEIS, Diario durante la guerra del 1848 per l'indi pendenza indiana tenuto al Quartiere Generale del Re, Roma, Archivio dell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, voi. 91, p. 34. L'opera è in corso di pubblicazione a cura dello scrivente:
Quale contrasto con siffatti ben noti <tentennamenti , il piglio così palliti-camenie fermo della prosa del Libro de! Re: Era il Re risoluto d'intraprendere il blocco di Mantova il giorno stesso che il generale Perrone sarebbe giunto all'esercito e questo accadde addi 13 luglio {Memorie ed osservazioni ecc., ni., p. 92).