Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA DEL 1848-1849
anno <1968>   pagina <276>
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Paolo Emilio Faggioni
Di questi contìnui progetti ci è occorso di rinvenirne due, stesi, su richiesta del Comando generale deE'Armata. dal generale Agostino Chiotto,, comandante dell'Arma del Genio. W
lì primo di essi fu probabilmente domandato da Carlo Alberto in seguito al rapporto Bava del 21 giugno a chiarimento della effettiva possibilità di devia* zinne del Mincio come il comandante del 1 Corpo d'Armata proponeva. Ed il Chioda si reca a visitare il Canale che derivato dal Mincio a Pozzolo discende col nome di fossa di Pozzolo a Massimoono, Marengo, Rotta e Casti­glione Mantovano, e di là continua a discendere col nome di Molinella, per esaminare se sia possibile di deviare per mezzo di detto canale tutta l'acqua del Mincio per lasciarlo a secco al dissotto di esso, ed aumentare così le paludi vicine a Mantova col discendere il livello dei lago superiore e rendere più pernicioso l'effetto degli effluvi delle medesime .2)
La pericolosità delle paludi, e quindi la loro importanza bellica, era stata ben valutata dal Bava; infatti, ad evitare che effiuvj e perniciosi effetti colpissero, insieme agli Austriaci, anche i Piemontesi, come due settimane dopo, pur senza deviazione del fiume, doveva tuttavia accadere, egli, nella relazione del 21 giugno, predisponendo i movimenti degli assediami, aveva stabilito che i Sardi, obbligati i nemici a rinchiudersi nella Piazza, dovessero acquartierarsi al più presto oltre la portata del cannone, nei luoghi più salubri, con ordine di fortificarvisi immediatamente, mercé il soccorso dei zappatori e sotto la dire* zione degli ufficiali del Genio .8)
Non è poi da escludere che il comando piemontese, abbassatasi l'acqua nei fossati, vedesse la possibilità di costruire un passaggio, a base di fascine e di pietre, verso una eventuale breccia aperta nelle mura della fortezza COBI come proprio il Chiodo aveva proposto per Peschiera.4)
In quanto poi al risultato ripromessosi dal Bava di paralizzare i inclini mantovani, c'è per lo meno da domandarsi se gli Austriaci, prima di arrendersi per fame, non avrebbero tentato di utilizzare grano, segale e non si sa quale altro
0 II generale, barone Agostino Chiodo è una tra le figure meno note del nostro Risorgimento. Di famìglia ligure, era nato a Savona il 18 agosto 1792 (l'Elenco dei Senatori del Regno ecc., Roma, Segreteria del Senato, 1927, indica solo l'anno di nascita). Allievo nella Scuola Politecnica di Francia, fu nel 1812 sottotenente del Genio nel* l'esercito napoleonico e subì la prigionia a Dresda nel 14. Alla caduta del Bonaparte fu ufficiale del Genio nell'esercito sardo; professore di geometria descrittiva e forti* (reazioni all'Accademia militare di Torino, nel 1838 venne nominato comandante del Corpo Reale del Genio. Maggior generale nel 1839 fu promosso luogotenente generale nel 1848 per essersi distinto nell'assedio di Peschiera. Capo di stato maggioro del* l'esercito alla fine del '48 e senatore, ministro di Guerra e Marina nel ministero Gio­berti e, nel marzo '49, presidente del consiglio dei ministri per le dimissioni del Gio­berti, moti a Torino il 25 febbraio 1861. Fu zio paterno del generale Domenico Chiodo, il costruttore dell'arsenale della Spezia.
3) Rapporto del generale A. Chiodo al Capo di Stato Maggiore Generale, Roma, Archivio dell'Ufficio storico dello Stato Maggiore dell'Esercito, voi1. 34, pp. 9*11. Il testo integrale è riportato in appendice al presente scritto.
s) Relazione, cit., p. 120.
*) Durante l'assedio di Peschiera il Chiodo aveva proposto di occupare la for­tezza mediante l'apertura di una breccia nelle mura e davanti alla quale si darebbe accesso col riempire il fosso con fascine con pietre per renderle più pesanti. (Da una relazione del Chiodo. Lo scrivente si propone di pubblicarla quanto prima assieme ad altri documenti inediti )