Rassegna storica del Risorgimento
BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
anno
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1968
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pagina
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300
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Averardo Montesperelli
specchio della sua passione romana una lettera che Tiberio Borgia scrive a lui da Parigi, in risposta a quanto egli gli aveva scritto poco prima e che è facile desumere dalla risposta stessa. Ho potuto rintracciare questa lettera fra le tante carte, memorie e cimeli che formano l'archivio della famiglia Guardabassi. un documento dì notevole importanza, una validissima testimonianza diretta d'un momento storico di particolare significato.
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Tiberio Borgia sale alla ribalta della storia allorché nella crisi italiana del 1831 lo vediamo a Perugia entrare a far parte del Governo provvisorio della città insorta. Egli fu fra i primi della nobiltà locale ad aderire alle idee liberali. Di lui parla Luigi Bonazzi nella sua Storia di Perugia in termini di grande considerazione. Dice lo storiografo perugino: Noi vedemmo per mezza dozzina di secoli, tranne alcuni momenti, i nostri nobili, sempre compatti fra loro* favorire i papi contro il popolo... Primi ai tempi nostri a sbrancarsi dal ceto furono i settari Tiberio Borgia e Tiberio Ansidei... . Considerando quindi gli eventi del 1831, aggiunge che il Borgia fu il piti pratico di tutti , fra coloro che costituirono il Governo provvisorio d'ispirazione carbonara.
Prossimo a Ini era il Guardabassi, oltre che per il vincolo di parentela, poiché gli era cugino, anche per i comuni ideali che li affratellavano e li stringevano nella setta segreta, nonché per una certa somiglianza di carattere umano. Nella crisi insurrezionale del '31, infatti, i due cugini si erano trovati nel punto più avanzato della barricata; e mentre l'uno era diventato, come abbiamo visto, la personalità preminente nel Governo provvisorio, l'altro, il Guardabassi, aveva assunto la carica di colonnello della Guardia nazionale. Successivamente il Borgia, sempre a testimonianza del Bonazzi, che di quegli eventi fu testimone, aveva dovuto lasciare il Governo di Perugia, per andare a far parte del Triumvirato bolognese. Il che indica chiaramente di qual valore fosse questa personalità e in qual conto fosse tenuto.
Ben si sa come per il volgere degli eventi il grande sogno dei liberali, che già pensavano fossero maturi i tempi per abbattere il potere temporale, si concluse in un fosco dramma. Nel trionfo della reazione, quando le forze austriache penetrarono nello Stato pontificio, e quindi in Umbria, il Borgia dovette cercare riparo, come tanti altri patrioti, nel vicino Granducato di Toscana. Quando poi anche il mite Governo granducale fu costretto dalle pressioni di Vienna ad adottare provvedimenti di rigore, il Borgia venne prelevato e rinchiuso nel carcere di Livorno.
Sorte analoga era toccata al Guardabassi. La sua posizione di colonnello della disciolta Guardia nazionale gli aveva ben valso, anche a lui, il carcere di Livorno: e fosse la buona sorte, fosse qualche ignota compiacenza, non sappiamo, i due cugini si erano ritrovati nella stessa cella. Questa comunanza di destino non farà che rendere sempre più fraterno il legame d'affetto fra i due i due uomini, fino alla fine dei loro giorni.
Tornati liberi, ambedue si recheranno fuoruscili in Francia, a Marsiglia prima e poi a Parigi, ove per opera della marchesa di Belgiojoso, saranno introdotti negli ambienti politici francesi. Il Guardabassi che era quindi passato a Londra, ove aveva potuto stringere rapporti con eminenti personalità politiche britanniche, dopo fortunose e complicate vicende, potrà tornare in patria