Rassegna storica del Risorgimento
BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
anno
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1968
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pagina
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301
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La questione romana e Napoleone HI 301
e ristabilirsi con la propria famiglia nella sua Perugia, grazie all'amnistìa ai cui Gregorio XVI era stato indotto da alcune potenze europee. Il Borgia invece pianterà stabilmente le sue tende nella capitale francese, donde non farà ritorno, se non nella più tarda età. Ma il distacco fisico dal suo paese non significherà minimamente anche distacco spirituale, che anzi alle vicende d'Italia egli rimarrà costantemente partecipe con animo trepido e fattivo: si ha ben ragione di pensare che egli sia stato nel novero di quegli italiani che in terra di Francia tanto si adoprarono, in mille modi, a giovare alla patria risorgente.
La lettera che qui pubblichiamo lascia vedere come il Borgia sia stato in costante rapporto epistolare con il Guardabassi, il quale rimase sempre nel pieno della lotta, fino al compimento dell'unità, ed anche oltre, essendo quindi divenuto senatore del Regno. Nella commossa biografìa che di lui scrisse il coetaneo e compagno di fede Giovanni Pennacchi,1' è detto: E per quanto gli anni, i dolori, le funeste conseguenze della sua patriottica illimitata libera* lità gli faccian meno tranquilli e riposati gli ultimi giorni della sua laboriosa carriera, nullameno la patria lo trova ad ogni bisogno imperturbato al suo posto d'onore e di pericolo, e in Senato a dare il suo suffragio a quanto è più generoso ed ardito, consolato dalla speranza di poter chiudere in Roma l'ultima scena del tempestoso dramma della sua vita*.
Testimonianza anche questa, dunque, della grande passione che si agitava nel vecchio indomito cuore del patriota perugino; testimonianza particolarmente valida, in quanto diretta, essendo stato il Pennacchi già segretario della Costituente della Repubblica Romana del '49 fra gli amici di più vecchia data e fra i più intimi del Guardabassi.
li valore del documento del Borgia, che qui pubblichiamo, va di molto al di là del mero rapporto personale fra i due corrispondenti, in quanto ri-flette in sé, direttamente ed indirettamente, l'arco d'orizzonte di quel paesaggio storico che è costituito dal rapporto fra il secondo Impero, che in quel momento afferma in Europa il suo grande prestigio, simboleggiato dalla brinante fastosità della Corte imperiale, e il Regno d'Italia, testé venuto alla luce per un seguito di fortunate contingenze, malfermo sulle sue deboli basi, insicuro nella sua problematica esistenza. S'incunea in questo rapporto, più problematica d'ogni altra, la questione romana, e lo condiziona. È un grande dramma quello che si agita in questa complessa realtà storica; e di questo dramma si fanno specchio le parole del Borgia, che nella serena lucidità dell'espressione formale, riflettono gli atteggiamenti dell'opinione pubblica francese, relativamente alla complessità dei problemi che travagliano quel delicato momento dell'evoluzione storica europea. Lo scritto del Borgia getta un fascio di luce su tale momento, mettendo in evidenza particolari di ben notevole interesse.
Ed ecco qui di seguito il testo integrale della lettera.
Parigi li 14 feb 1862
Mio caro Checco
Ho la tua lettera del 24 gen". e te ne ringrazio di cuore. La ragione? Sai che Como e forno assai*
Ho un bel battere i fianchi, non posso digerire U tuo ottimismo. Ammiro
*) Pubblicata anonima nel 1868 con il titolo: Francesco Guardabassi di Perugia,