Rassegna storica del Risorgimento
BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
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1968
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Averardo Montesperelli
con te il genio napoleonico; tono profondamente riconoscente del bene che ha fatta all'Italia; ma pel bene che resta a fare per l'abbandono di Roma, la mia fede vacilla, sono come l'Apostolo che pròna di credere, volle toccare con le mani*
Abbi pazienza: rileggi la lettera scritta nel decembre 1860 a Francesco 11. Essa fu pubblicata nei giornali di Francia, e il Monitore si tacque. Di due cose Vuna: o la lettera è sincera, e allora come puoi lusingarti che colui che condanna l'aggressione del Piemonte come ingiusta, voglia oggi Z'oniià, come guenza di questa aggressione? O la lettera non è sincera, ed è una indegnità**)
Ma son ben lungi daWaccusare Napoleone 111 di una indegnità. Egli fu sincero, e i fatti consecutivi me lo provano. Egli tien Roma e la terrà, a meno che un segreto accordo non esista in contrario.
Secondo il mio debole giudizio, l'unità d'Italia non è nel pensiero di chi governa la Francia, né in quello della nazione stessa. Intendo per nazione quelli che ne fanno gli affari, non i manuali o i democrati non prevenuti, I democrati non prevenuti faranno sempre come fece Cavaignac. Son trentanni che dimoro in Francia; conosco i Francesi. La Francia, malgrado la sua grandezza, non soffrirà mai neppure Vombra d'una potenza rivale nel Mediterraneo. La grandezza della Francia, che tu invochi come argomento in favore della nostra
*) Allorché Francesco II s'era ritirato in Gaeta determinato ad una resistenza ad oltranza, le navi francesi che s'erano fatte presenti nel golfo potevano ben essere considerate un incoraggiamento ed un invito, e forse anche un aiuto, al prolungamento della resistenza stessa. È certo comunque che il re Borbone fu indotto inizialmente ad interpretare in tal senso la circostanza. Egli trovò il suo unico amico - dice il Bolton King in Napoleone, che mosso da una certa ostentazione cavalleresca e dall'influenza dell'imperatrice, vietò che fosse bloccato per mare, dopo che la sua flotta era passata in massima parte ai Piemontesi, e dopo che per terra il Cialdini lo aveva stretto in un ferreo assedio. Ma le sue speranze dovranno tosto dissiparsi, quando ai primi di dicembre Napoleone gii annunciava con una lettera la sua deci* sione di ritirare le navi. In essa è detto: Allorché l'ingiusta aggressione del Piemonte venne ad aiutare la rivoluzione negli Stati di V.M. facendola ritirare a Gaeta, io risolsi d'impedire il blocco per mare, affine di darle una prova della mia simpatia, ed evitare all'Europa l'affliggente spettacolo d'una lotta ad oltranza fra due sovrani alleati, nella quale il diritto e la giustizia erano dalla parte di quello che doveva soccombere. Ma nel lasciare alla MA'., mediante la mia flotta, libero il mare, non poteva essere né del mio interesse, né della mia politica d'intervenire attivamente nella tenzone; perciò l'ammiraglio De Tinan ha dovuto osservare la più stretta neutralità fra i due avversari. Gli incidenti della guerra però complicano ogni giorno la posizione della mia flotta a Gaeta; ora essa è sul punto di dover trattare duramente i Piemontesi, i cui attacchi ne minacciano la sicurezza; ora, per mantenere la sua neutralità è obbligata d'impedire ai bastimenti di VJVI. di esercitare le rappresaglie contro i Piemontesi. Questa posizione non può durare indefinitamente, tanto più che io credo sia negli interessi di V.M. ritirarsi con gli onori della guerra prima di esservi costretto da un'inevitabile catastrofe. La M.Y. ha mostrato una lodevole fermezza; finché ci era una probabilità di risalire sul trono, il dovere di "V.M. era di sostenere il suo diritto colle armi; oggi il sangue si versa inutilmente; e il dovere di V.M. come nomo e come sovrano si è di arrestarne l'effusione; l'Italia e PEuropa le terranno conto dell'energia che ha dimostrato, e della decisione che avrebbe presa per evitare ormai nuove sventure al snuo popolo ,
Francesco II rispondeva all'Imperatore con una lettera tonto accorata, quanto nobile, in cui si diceva deciso a combattere fino all'estremo limite delle sue pos-sibilila.