Rassegna storica del Risorgimento

BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
anno <1968>   pagina <303>
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IJL questione romana e Napoleone HI 303
unita, e per me un argomento contro l'unità stessa* Getto un'occhiata sulla carta: vedi la nostra penisola, da nord a sud, distendersi come un antemurale dell'Oriente; vedi in avanposto la Sardegna parallela occupare il cenuro del gran lago mediterraneo; vedi la punta occidentale della Sicilia, dov'è Marsala, allungarsi verso la punta tunisina dell'Africa, e nel bel mezzo di questo passo, l isola di Pantelleria, gettata là come per sopravegliarlo. Misura le coste della nostra terraferma e delle isole, enumera i porti, consulta il censo della popolar zione marittima, calcola le risorse in ferro, legname, canapi, e giudica se l'Italia unita non avrebbe le chiavi dell'Oriente. Credi tu che la Francia, fosse pur repubblica, vorrà mai dar mano a siffatto stato di cose? Credi tu che la Francia, che da Carlo Magno in poi ha sempre dominato la Roma dei Papi, voglia rinun­ciare a questo dominio gratis et amore Dei? Tu mi parli di principU. Quando i principU vanno d'accordo con gli interessi, nulla si oppone alla loro applica­zione; quando gli interessi stan contro, la storia ti dirà quel che divengono i principU. Nel caso nostro, per metter d'accordo i principU e gli interessi, biso­gnerebbe cedere la Sardegna alla Francia. Allora la nostra debolezza relativa ci legherebbe alla Francia stabilmente; noi non potendo impunemente averla come nemica, essa avendo nella nostra necessaria alleanza un aumento formidabile di forze marittime e terrestri, ambedue acquistando per questa unione sicurezza e prosperità permanenti. Non bisogna Muderei; avete passato tutto Panno 1861 gongolando per la speranza di andare a Roma. Verso la fine dell'anno vi siete scoraggiati alquanto, e avete inviato alla scoperta, come la colomba dell'Arca, Rattazzi in queste acque parigine. La colomba tornò col ramoscello d'olivo, e voi tutti fatti sicuri, non vedete che il momento in cui Varca approderà a Roma. Dio mi faccia mentire; temo che questo momento sia ben lungi.
Bada bene: io non dico che bisogni proporre al Parlamento d'offrire la Sardegna alla Francia; non siamo ancora là, forse vi giungeremo. La politica di Napoleone e di stancare, di preparare bene il terreno. Quando il terreno è preparato, ei semina, e attende imperturbabile che il seme produca. I preti lo annoiano? Ei lascia che il Papa sia spogliato della maggior parte de* suoi Stati, e lo tiene in Roma sotto buona guardia. Forse lascerà pure che perda le poche Provincie che gli restano; ma non permetterà mai che parta da Roma per andare a piantare in Austria l'orifiamma della cattolicità.
Conservando in Roma il Papa e il re di Napoli, ei stanca gli Italiani e il Piemonte, ch'ebbe il torto di restare Piemonte. Stanca Napoli col brigantaggio e colla presenza dei Piemontesi, che i Napoletani tengono per stranieri. La stanchezza genera Fuggia, raggia i lamenti, questi la divisione e il bisogno di finirla a qualunque eosto.
Perché non imitate la tattica di Napoleone, stancando voi pure tutti quelli che non vogliono che andiate a Roma? Cessate pel momento di parlare di Roma e di Venezia. Fate quel che fece il Piemonte dopo il disastro di Novara; occu­patevi seriamente della vostra organizzazione interna. Contentate i Napoletani. È egli possibile che la nostra Corte non possa rassegnarsi a passare qualche mese a Napoli?1) Estirpate U brigantaggio; se bisogna, circondate Roma di un cordone militare. Fate libera e prospera l'Italia che oggi possedete. Il vostro esempio, eccitando Vinvidia dei popoli, stancherà i potenti. Roma, in extremis,
3) II re si recherà a Napoli in forma ufficiale di li a poco, il 28 aprile di quel* riamo, e vi riceverà un'accoglienza entusiastica. Vi riceverà anche l'omaggio del principe Gerolamo Napoleone, nonché d'una rappresentanza della flotta francese.