Rassegna storica del Risorgimento
BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
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1968
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Averardo Montesperetti
si stancherà. E la Francia pure si stancherà dei milioni che spende e detta triste figura che fa in Roma, della libertà che noi avremo prima di lei e prima che l'edifìcio nostro sia coronato, dell'agitazione del clero e dei partiti che lo sospingono. L'Austria si stancherà di stare eternamente sotto le armi; e i popoli suoi si stancheranno di pagare eternamente queste armi, e di stare essi stessi sotto il giogo. Tutte queste stanchezze saranno a nostro profitto, fi tempo vi darà tutto, buono finanze, buon'armata, e la forza che viene dall'unione di popoli con* tenti.
Se VAustria s'impazienta e vi attacca, la Francia sarà obbligata dfinterve-nire. Se l'Austria vi lascia in pace, voi vi starete in pace sino al giorno in cui i popoli rimasti in catene vorranno spezzarle. In quel giorno avrete Roma e Venezia. È inutile che aggiunga che questa politica si concilia benissimo col-l'alleanza francese, necessaria all'Italia, e (dirò pure) all'Unità.
Approvo interamente la formula di Cavour, confermata da Ricasoli ( la Chiesa libera nello Stato libero ) a condizione che i limiti di queste due libertà sìen ben definiti, perché l'uria non turbi l'altra. Ma questa formula non vi darà Roma, se Napoleone non ne apre le porte. Voi sperate die le aprirà ben tosto, e questa speranza vi nuoce. Essa vi pone nella situazione di un amatore del lotto, che conta sopra un terno infallibile per pagare i suoi debiti, in luogo di dimandare ad un travaglio onesto il modo di fare onore ai suoi affari. Sinché non rinunciate a questa illusione, non farete nulla di bene. Due ostacoli veggo alla unità d'Italia: la vostra fiducia esagerata nella generosità delta Francia, e il piemontismo. Conchiudo ripetendo: Dio mi faccia bugiardo.
Ti abbraccio di cuore
Il tuo afmo cugino T. Borgia
Dopo un post scriptum brevissimo senza importanza, la lettera è ripresa in data
18 febbraio 1862
Ho ritardato la spedizione di questa lettera, perché desideravo conoscere il progetto J'adresse della Commissione del Senato.
Questi Padri Coscritti dicono a Vittorio Emanuele: Per fare i regni ci vuole tempo lungo, lungo assai . E dicono al Papa: Che peccato che non siate più ragionevole. Ciò vuol dire: noi rimarremo a Roma per darvi tempo a calmarvi, a riflettere. Stancare, e poi sempre stancare.
Aspetto con ansietà un buon discorso del principe Napoleone, nella discussione rf'Adresee; un bel discorso come quello dell'anno passato, che faccia arrabbiare queste parrucche e metta in evidenza Vex pretendente alla corona ducale o reale dell'Etruria. ')
Scrìvimi; tìemmi al corrente di quel che avviene e si pensa. Mostrami che ho torto di veder nero, e mi farai gran piacere.
Si chiude la lettera con una breve nota d'intensa umanità, un rapido tocco che ritengo non doversi tralasciare, poiché in esso meglio s'illumina il valore morale di spiriti come quelli dei nostri due cugini.
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i) Allude al principe Gerolamo Napoleone, che fin dal tempo dì Plombières era stato designato al trono di quel regno deUltalia centrale che Napoleone HI aveva sognato.