Rassegna storica del Risorgimento

BORGIA TIBERIO LETTERE; CARTEGGI (BORGIA-GUARDABASSI); GUARDABA
anno <1968>   pagina <305>
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La questione romana e Napoleone III 305
Una lettera della Checca mi annunzia la morte del povero Girolamini. Questo colpo inaspettalo mi attrista all'estremo. Mi fu amico sincero, costante. Dio l'abbia in pace! 1 nostri ranghi, mio caro Checca, si diradano ogni giorno più. Serriamoli, accostiamoci, rimettiamo sul capo dei rimasti l'affezione dei partiti. Ah! Checco, Checca, quanto desidero di riabbracciarti!
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Ed ora, qualche breve rilievo a questo documento, che indubbiamente getta un raggio di luce sulla situazione storica a cui si riferisce: in esso co­gliamo una sintesi molto viva e rappresentativa di alcuni dei principali pro­blemi che si agitavano nella realtà italiana all'indomani dell'unità, in diretto rapporto con l'angosciosa questione romana.
Innanzi tutto dobbiamo vedere come fosse verità conclamata, presso l'opi­nione pubblica ufficiale francese, e quindi anche italiana, quella del genio napoleonico s> anche se quel Napoleone sarà per Victor Hugo le petit , e per il Mazzini l'uomo del 2 dicembre . Il Gnardabassi come il Borgia, come tanti altri ancora, guardano a lui con quella sorta di ammirazione che sembra farsi in certi casi venerazione. Così il Gnardabassi. che è pervaso dalla fede nel mito del campione delle nazionalità oppresse; il Borgia, invece più razionale e in certo modo anche più scettico in forza anche del suo diretto contatto con la realtà francese non ha miti, e vede nell'Imperatore l'incarnazione dello spirito francese, generoso e cavalleresco quanto si vuole, ma troppo intel­ligente e fine per non far coincidere quella generosità e quella cavalleria con il proprio interesse e il proprio tornaconto. Tutto l'andamento di questa lettera lascia scorgere, in generale, nel Borgia una vocazione realistica, nella quale s'intrawede qua e là qualche malcelata venatura di machiavellismo.
È appunto questo realismo che porta il Borgia a vedere come la Francia, con o senza l'Imperatore, monarchica o repubblicana, non avrebbe mai potuto vedere con favore un forte Stato italiano unitario, che con la sua sola esistenza avrebbe controbilanciato la sua posizione nel Mediterraneo. Come si poteva supporre che la Francia venisse meno a questo canone fondamentale della propria realtà per puro e disinteressato e generoso amore dell'altrui realtà? Può sembrare strano che uomini di primo piano come il Gnardabassi, e come tanti altri al pari di lui, non s'avvedessero di questa palmare verità, come ben se n'avvede il Borgia evidentemente favorito dal fatto di vivere nell'atmo­sfera francese.
Non esclude però, il Borgia, la possibilità d'una conciliazione fra la tesi italiana e l'interesse della Francia. A parte la pennellata di scetticismo, relativa­mente al rapporto fra i principi e gli interessi par di cogliere in quelle pa­role, intenzionalmente calcate, un implicito proposito polemico verso il Maz­zini l'ipotesi della cessione della Sardegna alla Francia, in cambio del­l'acquiescenza di questa alla soluzione della questione romana, si era già discre-tamente affacciata ad alcune menti della classe politica del momento, pur senza incontrare molto successo, naturalmente. Ma il Borgia va ancora più oltre, prevedendo la possibilità d'una integrazione politico-militare fra Italia e Fran­cia. E per quanto non dica che in questa ipotetica integrazione l'Italia non avrebbe potuto sperare in nulla di meglio che in una posizione molto subor­dinata rispetto alla potente alleata, tuttavia si comprende facilmente come egli reputasse accettabile anche questa, se avesse dovuto essere il prezzo che l'Italia doveva pagare per raggiungere la sua meta unitaria. Un prezzo che del resto,