Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <323>
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Libri e periodici
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stata già espressa da B. Mirkine Guèizevilch nel 1938 in un suo troppo spesso dimen­ticato orticolo sulla Costituzione spagnola e sul suo significalo liberale {La Constìtur tion espugnale de 1812 et les débtiis du Uberatisme européen, in Introduction à Fétude du droit compare, Paris, 1938, p. 219). Questa visione della fortuna della Costituzione di Spagna come conseguenza della fortuna del suo e mito , ci sembra confermala anche dallo stesso susseguirsi delle vicende che condussero all'adozione di quella Costituzione, tra il 182Q e il 1821, a Napoli, a Palermo e a Torino. Come hanno chiarito E. Passerin d'Enirèves (La giovinezza di Cesare Balbo, Firenze, 1940) e lo stesso Francovich (op. cit. p. 478), la Costituzione fu accolla, prima a Napoli e poi a Torino, sulle ali dell'entusiasmo e senza che gli stessi uomini ohe la facevano propria, specie quelli dì parte moderata, che avrebbero dovuto invece essere maggiormente cauti, conoscessero realmente il contenuto politico ed il valore ideologico di quella carta. Persino in Sicilia, dove era ancor fresco il ricordo e valido un altro mito , quello della Costituzione siciliana del 1812, orientala com'è noto verso il modello inglese, i fautori della Costituzione spagnola, che già sin dal 1813 era conósciuta ed apprez­zata negli ambienti democratici della parte orientale dell'isola, non incontrarono delle serie difficoltà, nel 1820, per imporla all'attenzione dell'opinione pubblica e per farla adottare.
Un ultimo punto dell'interpretazione del Lepre della rivoluzione napoletana del 1820-21 ci rimane da discutere, e cioè quello relativo al valore da attribuire a questo episodio considerato in rapporto con la precedente storia napoletana e la suc­cessiva storia italiana. 11 giudizio conclusivo del Lepre (il 1820-21 rappresenta l'estremo tentativo, o se si vuole, l'estrema illusione di trovare sul piano regionale, ristretto, la soluzione dei gravi problemi che travagliavano un po' tutta la società italiana , p. 307), sembra riecheggiare il noto giudizio del Croce per coi con quel mòto costituzionale si sarebbe chiuso a Napoli il periodo della Rivoluzione francese e dell'impero napoleonico, non solo nel campo più propriamente politico, ma anche in quello intellettuale e culturale: per il Lepre, difatti, il 1820-21 non rappresenta l'inizio del vero e proprio Risorgimento (cfr. a p. 307). Non osiamo entrare nel meritò di una tanto discussa questione quale quella delle origini e della definizione di Risorgimento , il che ci condurrebbe assai lontano dai limiti di una recensione, desideriamo solo notare come da quelle, forse troppo superficiali, conclusioni del Lepre sorga più d'un interrogativo. Certamente quella rivoluzione, e l'esperimento costituzionale che ne segui, si inquadra nella tradizione del murattismo meridionale, ancora nel 1859 viva e vitale, come l'ha dimostrato un acuto saggio della Barroccini; in quella rivoluzione, tuttavia, sono anche presenti, e il Lepre l'ha ampiamente mo­strato nel corso del suo lavoro, nuovi elementi e nuove forze politiche che mal si adattano ad una definizione in termini prevalentemente passatistici di quel moto. Se il Lepre giunge a queste conclusioni è perché non ha riscontrato nel pensiero delle forze politiche operanti in quegli anni un significato sufficientemente moderno e risorgimentale della parola nozione; anche qui il discorso ci condurrebbe troppo lontano, ma forse non sarebbe stata del tutto inopportuna, nel libro del Lepre, una ricerca rivolta ad appurare ed a rendersi conto del significato di quella parola, anzi di quell'idea, nel linguaggio e nel pensiero politico degli uomini che diedero vita al moto insurrezionale del 1820, in tutte le loro sfumature e tendenze politiche, soprat­tutto in relazione al processo di maturazione della coscienza nazionale italiana, che già in quegli anni, in determinate aree geografiche della penisola ed in detcrminati, strati sociali e culturali, era già iniziato.
Le osservazioni che abbiamo mosso al Lepre intorno ad alcune questioni emerse dal suo libro, non devono trarre in inganno sul giudizio che desideriamo esprimere su di esso. Questo del Lepre sulla Rivoluzione napoletana del 1820-21, ci sembra, difatti, un libro diligente e intelligente, uno studio per molti aspetti positivo ed ori ghiaie, una lucida tessera per quell'imponente mosaico dell'Italia pre-unitaria, di cui tanto lavoro ancora ci rimane da fare.
ENZO SCIACCA