Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <325>
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Libri e periodici
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La memorialistica relativa ai moti genovesi scoppiati in seguito alla sconfitta di Novara, che furono duramente repressi dai bersaglieri di Alfonso La Mormora, e articolata su due posizioni opposte: quella di parte antidemocratica, o comunque di tendenza moderata e filopiemontese, e quella democratica e antipiemontese. Alla prima appartengono: Un episodio del Risorgimento di Alfonso La Mormora; Un cenno della rivoluzione di Genova di Eleuterio Crestofilo (forse Cesare Leopoldo Bizio); Sguardo storico sugli ultimi avvenimenti del Piemonte (probabilmente dello stesso); Sulla questione genovese di Ilarione Petitti di Roreto (in // Risorgimento, 25-27 aprile 1849, riportato dal Codignola in Dagli albori della libertà al proclama di Mon-calip.ri, Torino, 1931), il Commentario dell'Aliseli (gli scritti posteriori sull'argomento di Mario Degli Alberti e di Carlo Contessa rientrano nello stesso ambito critico). Alla seconda appartengono Della rivoluzione di Genova, ristampato nel presente volume, la Cronistoria documentata dei fatti avvenuti in Genova nel marzo-aprile 18t9 di Gualtiero Lori gioia; Custoza e Genova. Le elucubrazioni del generale Alfonso La Mormora di Federico Campanella; Diario dei fatti occorsi in Genova negli anni 2847*49 di G. Isola; 1 Diario del Ceiosia. La Relazione del De Asarta, qui ristampata, fa parte a sé.
Si attende che, dall'analisi delle referenze contenute nella memorialistica citata, dallo studio di molto carte inedite negli archivi genovesi, dallo spoglio dei giornali di quel tempo, qualche studioso ci dia presto un lavoro complessivo e soddisfacente (pur sapendo tuttavia che l'argomento è piuttosto difficile).
L'introduzione di Leonida Balestreri, snella ed equilibrata, saporita e obiettiva, pur ned suoi limiti di spazio e nei suoi scopi divulgativi, riesce utile e illuminante. In essa FA. utilizza nuovi documenti ad noe (tre relazioni del questore e degli assessori di Pubblica sicurezza di Genova, custodite nell'archivio Buffa in Ovada) ed imposta la sua valutazione dei moti genovesi tenendo conto del costante contrappunto ideo* logico e psicologico del mondo genovese con quello piemontese, mettendo a fuoco i caratteri specifici di questa rivoluzione nelle sue valenze etico-politiche, patriottiche e sociali. Balestreri pone l'accento sul significato italiano di questa rivoluzione, nella quale la democrazia aveva dato un abbozzo anticipato della comune di Parigi , come ebbe ad osservare Charles de Mazade.
EMILIO COSTA
ENRICO DE LEONE, L'impero ottomano nel primo periodo delle riforme secondo fonti italiane; Milano, Giuffrè, 1967, in 8, pp. 262. L. 2.400.
Il denso lavoro del De Leone pone un duplice problema meritevole di appro­fondimento: da un lato la scarsa dimestichezza degli storici occidentali ed italiani in ispecie con le particolarità istituzionali e civili, e con le stesse vicende politiche della società turca nella prima metà dell'Ottocento (per carità di patria non si parla dei periodi precedenti); dall'altro la composizione dell'emigrazione in Oriente in rap­porto con i movimenti nazionali e liberali della medesima epoca. I due problemi, com'è chiaro, sono strettamente interdipendenti, non potendosi valutare adeguata* mente l'uno senza una precisa ed accurata conoscenza dell'altro: e l'A., per quanto è in lui, adempie con somma diligenza al suo compito, tracciando, sulla scorta di documentazione diplomatica sarda, una ricostruzione meticolosa delle vicende turche, ricchissima di precisazioni ed informazioni di prima mano, ed altresì un gran nu­mero d> medaglioni biografici di personaggi poco o nulla conosciuti, la cui fun­zione d'intermediari tra le due società e le due culture è tntt'altro che trascurabile* Scnonrhé, arricchite e chiarite in tal modo più che considerevolmente le nostre nozioni, non si può dire che l'intelligenza critica dei due problemi abbia fatto ancora sufficienti passi avanti. Non vi è dubbio che la documentazione scarseggi e che i confini tra le mille forme d'attivilo e d'espedienti degli esuli siano difficilmente trac-ciabili. Si ha tuttavia l'impressione che una ricerca del genere, condotta con accen­tuata, e spesso giustificata sprezzatimi a danno degli storici diplomatici professionali che vanno per la maggiore, non rappresenti in realtà che una prima ed ingente ap-