Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <327>
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Libri e periodici
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generale, del ministro della guerra e del presidente del Consiglio, ne escono delineati con precisione e rigore di giudizi, mentre le inesattezze e le deformazioni e posteriori contenute nelle memorie sono individuate e rettificate adeguatamente.
I caratteri peculiari del conservatorismo di Pelloux emergono con chiarezza dalla ricostruzione di Manacorda: un conservatorismo di cui la stessa ostilità per la politica coloniale crispina era espressione. .NelTantiafricanismo di Pelloux, che non ha... una motivazione esclusivamente tecnica e amministrativa, si rivelano, con particolare evi­denza, le caratteristiche di una concezione politica, la cui ispirazione fondamentale è la conservazione, all'interno come all'estero, dei risultati del Risorgimento. Lo Stato che Pelloux vuole conservare, come l'optimum raggiunto una volta per sempre, è la monarchia costituzionale prodotta dal Risorgimento. E se rifiuta, con tanto costante fermezza, la politica coloniale, la rifiuta in ragione dei rischi che essa può far correre alla solidità di questa costruzione, cioè per motivi intrinsecamente non diversi da quelli che lo trovano fermo e intransigente fautore della resistenza contro i nemici in­terni delle istituzioni. Nella politica internazionale la sua visione non va oltre il quadro classico dell'equilibrio delle potenze in Europa. TJ colonialismo era, insomma, un elemento che esorbitava da una formazione ideologica che risaliva al 1870; cosi come ne esorbitava il socialismo.
II passaggio del Pelloux da posizioni progressiste a posizioni reazionarie* è seguito da Manacorda con acume ed equilibrio, alla luce del carattere più appa* rente che reale sia di quel progressismo sia di quell'involuzione reazionaria. Uomini come Domenico Ferini e come Pelloux - egli osserva pertinentemente non espri­mono nella lotta politica esigenze interessi aspirazioni di gruppi sociali in movi* mento, ma, da grandi funzionari, hanno a cuore la pura e semplice difesa dello Stato, 0, come essi preferiscono dire, delle istituzioni , e sono quindi dei puri conservatori, che possono diventare reazionari quando il movimento sociale minac­cia lo statu quo politico e sociale. Càspi, Sennino, Rudini, Giolitti. Zannrdelli, con il corteggio dei loro partitami, esprimono, con maggiore o minor coerenza e conti­nuità, linee politiche di lunga prospettiva, sorrette da idee generali, nonostante gli adattamenti empirici che accettano nell'urto concreto con le altre forze politiche; la coerenza di un Pelloux, la continuità della sua linea politica è limitata, invece, al campo tecnico-amministrativo e tende a ridurre a questa dimensione anche i problemi che ne esorbitano. Se non si tiene presente questo, non si spiega come il progressi­sta si mutasse in reazionario quando passò da compiti amministrativi all'esercizio del potere politico .
Vi è, nella pura e semplice amministrazione, una intrinseca tendenza all'immobi­lismo e infine all'involuzione, che solo una chiara consapevolezza politica può neu­tralizzare e superare.
ALBERTO AQUARONE
DINO SECCO SDARDO, Da Leone XIII a Pio X; Roma, Edizioni Cinque Lune, 1967, in 8, pp. 622. L. 3.500.
Un aristocratico, e diplomatico bergamasco è personalità da accogliere con adesione e diffidenza ad un tempo su un campo cosi scottante e tormentato della storiografia cattolica come quello concernente il decennio a cavallo dei due secoli (e diciamo anche subito, prima che ne passi l'occasione, che il rinserrarsi in questo decennio comincia a stancare: quando si affronterà una buona volta il primo Leone e l'ultimo Pio, il tomismo e l'integrismo, i blocchi popolari di ritorno del 1910 e i primi ocehieggiamenti sotto Depreda, e cose, assai più grosse, di Francia e di Ger­mania quanto meno nei loro riflessi italiani?). L'adesione, è ovvio, scaturisce dalle capacità di penetrazione non solo intellettuale, di sensibilità non solo religiosa, che un figlio della < prima diocesi dltalia può portare in un campo dove l'intellettua­lismo è sempre in agguato, con i suoi indivisibili rivoli e compagni della demagogia e del misticismo. La diffidenza, altrettanto ovviamente, vien su dalla medesima ma­trice, da quella Bergamo irripetibile che è popolo fedele secondo la sugge-