Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <332>
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Libri e periodici
Fuori della polìtica, in una tematica specificamente religiosa, ci portano lé-poche pagine di quel don Brino Casciola else ispirò il Fogazzaro nella concezione del protagonista del Santo. Un episodio del romanzo è introdotto dal Bedeschi nel-l'antologia per conferire, accanto al modello storico, la suggestione letteraria del l'ideale di rinnovamento cristiano in quegli anni.1)
Gli scritti di don Brizio, solo apparentemente semplici, richiederebbero* spe­cialmente nelle parti della Grazia e dell'Eucarestia, un'annotazione, ebe chiarisse il valore e il grado d'ortodossia o il significato modernistico di certe interessanti defini­zioni. II sacerdote umbro debordava dall'alveo cattolico perlomeno quando faceva rientrare nella Chiesa invisibile tutti gli uomini sinceri e giusti.
Temi politici e fervore religioso riempiono le pagine del duca Tommaso Gal-1 ara ti Scotti: ivi è una critica densa e pregnante, che investe in pieno il pontificato di Pio X e, incurante d'apparire eretica, lancia a sna volta la definizione e l'accusa di una nuova deteriore eresia, prodotta dalla paura secolare dell'eresia stessa.
Questo cristiano modernista, uno dei pochi Italiani profondamente interessati al messaggio religioso di Mazzini, lamentava che la Chiesa preferisse il più gretto materialismo con una vernice di forme e di ossequio alle inquiete ricerche di un sincero spirito cristiano; e riferiva, per prova, o meglio efficacemente rappresentava, il discorso di un tipico uomo pratico che s'era fatto sicure regole per andar sempre d'accordo coi preti.
Denunciava il Gallarati l'incomprensione per le ansie della coscienza, per il dolore intellettuale, ove non portasse subito alla conversione, per la crocifissione del pensiero, e ritraeva un certo carattere popolare italiano bigotto e scettico insieme, capace di pregare un santo e di ridere di Dio.
L'esigenza di stimolare nel mondo cattolico la vivacità intellettuale e lo spirito critico è molto sentita anche nelle pagine di Giovanni Semeria, che si leggono volen­tieri per la loro freschezza e perspicuità: il frate ligure vedeva insieme crescere nella storia i ruoli della giovinezza e della ragione: a) considerava con ottimismo i suoi tempi, compiacendosi che le difficoltà rendessero più profonda la fede e conferissero qualità alla vita religiosa.
1) Abituati ormai a vedere i papi visitar le borgate, le carceri o partire in aereo, ci conviene notare quel punto in cui Benedetto, inginocchiato davanti al papa cosi lo implora: Io scongiuro Vostra Santità di uscire dal Vaticano. Uscite, Santo Padre; ma la prima volta, almeno la prima volta, uscite per un'opera del vostro ministero I Lazzaro soffre e muore ogni giorno, andate a vedere Lazzaro (p. 206).
2) -e La gioventù oggi conta più di una volta. Credo che una volta non contasse addirittura nulla nel mondo. Già pochi contavano e quei pochi erano vecchi... I giovani sono oggi più consci di sé, del valore delle loro idee, della loro capacità d'iniziativa... somigliano in questo a tutte le altre classi della società che si sono fatte, ciascuna per conto proprio, più consapevoli (p. 531). Le generazioni che ci precedettero concretarono un tipo di giovane cattolico che io mi guarderò bene dal criticare in ciò che esso avea di buono e di positivo, ma che (non esito a dirlo) non avea tutto quello che da una gioventù oggi abbiamo il diritto e il dovere di aspettarci. Quel tipo vecchio di giovane cattolico era a base di pietà... e la pietà in quella gioventù, mentre aveva una tinta prevalentemente sentimentale, alimentava quasi unicamente delle virtù domestiche: pio, integro di costumi, ed obbediente; ecco le tre linee con Cui il quadro si credeva, ed era pei tempi, bello e compiuto (p. 531).
Con riferimento alla crescente razionalità del mondo, padre Semeria osservava che non bastava più sentire la religione ma bisognava sempre meglio studiarla. Altro suo punto interessante è dove parla (p. 541) dell'evoluzione del dogma; l'argomento, apparentemente formulato per rispondere alla critica razionalistica, che segnala le modificazioni delle credenze come prova delle alterazioni commesse nella religione, e contrapposto alla presunta staticità del Protestantesimo, palesa, a ben guardare, un forte sentore di modernismo.