Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <333>
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Libri e periodici
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So dall'ardore spirituale* indubbiamente notevole, dei pionieri , ri possa al* l'esame del loro penderò storico, si deve notare la contraddizione tra l'accettazione, talora entusiasta, del progresso *) ed il perdurante rifiuto cattolico di riconoscere un valore positivo alla rivoluzione francese, al liberalismo e talora finanche all'Umane­simo, cioè a tappe fondamentali del progresso politico, economico, sociale e culturale.
La volontà di progresso e il ricorso alla democrazia vengono così a configu­rarsi, in molti autori, come una fuga dall'errore liberale e borghese piuttosto che come uno sviluppo dalle premesse della costruzione borghese e liberale. CoDegan-dosi più. al passato remoto che a quello prossimo, il piano per il futuro sembra delinearsi come il ritorno in forme moderne di un idealizzato Medioevo guelfo e corporativo, che, mediante l'alleanza della Chiesa e del popolo, possa sconfiggere entrambi i mostri della borghesia liberale e del socialismo.
Non si vuole con ciò negare la legittimità filosofica e storica per il progressista di rifiutare i vicini antecedenti e di compiere un salto ad epoche più lontane, viste come riserva d'ideali da riproporre; ma egli deve allora spiegare quali sviluppi intermedi, sia pure ipotetici, tra l'altro ieri e l'oggi avrebbero dovuto sostituire e prevenire gli sbagliati passi di ieri; deve, insomma, colmare con critica storica lo iato prodotto dal suo rifiuto delle vicinanze e nel buttar già i suoi idoli polemici deve pur chiarire le responsabilità dalle quali oggettivamente son rampollati.
Tra i maggiori, la debolezza dell'argomentazione storica emerge in Giuseppe Toniolo,2) che, ad esempio, attribuiva la vigoria dei paesi anglosassoni all'assenza dell'opera deleteria e livellatrice della rivoluzione francese e al perdurare in loro della libera educazione cristiana medievale, ignorando completamente quei potenti fattori intermedi (Riforma, dissenso religioso, rivoluzione industriale, trasformazioni borghesi) egualmente avversi alla civiltà cattolica e al giacobinismo francese, che hanno agito nella civiltà anglosassone, immunizzandola dalla rivoluzione.
Più saldo e dotato è il criterio storiografico in Romolo Murri, che giudicava serenamente gli eventi della rivoluzione francese e si discostava dalla diffusa nostalgia delle corporazioni, riconoscendole arretrate, foriere di vincoli e di servitù.
Nelle sue pagine è inoltre accentuata la volontà di formare un solido partito nazionale, nella cui concezione globale si superassero, fondendosi, le minute e sparse tendenze locali degli ambienti politici cattolici.
Molti concetti ed orientamenti interessanti sono naturalmente negli scritti di Luigi Slurzo, dalla critica alla democrazia formale alla distinzione tra disuguaglianza e ingiustizia, dall'atteggiamento sul problema istituzionale, che somiglia all'accetta­zione condizionata della monarchia, propria della corrente radicale ma senza l'afflato di un'antica formazione repubblicana sacrificata, alle circostanziate esposizioni pro­grammatiche.
Punto importante dei programmi democratici cristiani erano le autonomie locali, sulle quali, per esempio, insisteva il Toniolo.
La critica alla democrazia formale raggiungeva violenti toni antiparlamentari* sticl tutt'altro che isolati nell'epoca, in Vincenzo Mangano, mentre Pio Molajoni riservava i suoi attacchi soprattutto agli intransigenti dello schieramento cattolico e Domenico Conti denunciava la sovversione propria degli ostinati conservatori.
Igino Petrone spaziava nella filosofia, attaccando ma anche integrando il punto di vista positivistico alla luce dello spiritualismo, e Pietro Ellero polemizzava con le teorie razionalistiche e storicistiche nello studio delle origini cristiane.
1) Per esempio in Paolo Arcuri, che efficacemente scagiona il progresso dalle colpe che gli si attribuiscono: 4:11 progresso è di tal fatta che trattenendolo non già s'impedisce il male cbe da lui verrebbe, ma solo il bene onde potrebbe essere fecondo. II malo non fa che valersi del progresso per mutare le forme della propria esplicazione, e nullo di più; Bolo il bene ha la virtù di migliorare col progresso le opere proprie (p. 23).
a) Si gradirebbe peraltro del Toniolo una più vasto scelta di brani.