Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
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labri e periodici
Giovanni Battista Valente propugnava l'arbitrato obbligatorio nei conflitti tru capitale e lavoro, mentre Ignazio Torregrossa dava la priorità al secondo dei due {attori, sia in sede di giudizio etico sia nella previsione dei futuri rapporti.
Domenico Vassuri predicava la formazione di cooperative operaie cattoliche mentre Stanislao Solari era l'appassionato promotore dell'agricoltura, per la quale chiedeva come toccasana l'induzione dell'azoto.
Giovanni Genocchi, bravo missionario, spiegava i valori delle religioni non cristiane sìa per un'efficace azione proselitistica che per un reciproco rispetto tra genti diverse. Antonietta Giacomelli, unica donna tra i teorici dell'antologia, citava devotamente maestri e collaboratori. Ernesto Vercesi guardava alla Svizzera come modello di attuazioni sociali cristiane, mentre Alessandro Cantono additava gli esempi francesi e tedeschi dei consigli d'officina, chiedendo inoltre una regolamentazione giuridica dei monopoli.
Rocca d'Adria sollecitava l'attivismo pastorale. Giuseppe Locaselo dava, come giustamente rileva in nota (p. 311) il Bedeschi, un'interpretazione molto ottimistica della Graves de communi.
Il vescovo Geremia Bonomelli raccomandava, analizzandoli con animo pacato e fermo, i valori della libertà e della separazione, affermando che l'epoca contemporanea offriva di fatto alla religione opportunità ben più vaste di quanto comunemente si pensasse.
In tutti si deve riconoscere un equilibrato patriottismo, nascente nel punto d'accordo tra i doveri del Cattolico, dell'Italiano e dell'uomo.
BRUNO DI PORTO.
RAFFAELE MOLINELLI, Per una storia del nazionalismo italiano', Urbino, Argalia, 1966, in 8, pp. 207. L. 1800.
Raffaele Molinelli ha raccolto in questo volume una serie di saggi, già in parte pubblicati quasi tutti in questa Rassegna, nei quali delinea un quadro del nazione* lismo italiano dal 1910 al 1914, dal Congresso di Firenze a quello di Milano. Il libro nasce dal bisogno di chiarire uno dei problemi più interessanti della nostra recente storiografia, qual'è quello delle origini del fascismo. L'autore, però, non intende proporre una filiazione diretta tra nazionalismo e fascismo, né tantomeno identificare i motivi della nascita dei due movimenti che vanno inseriti e inquadrati in prospettive storiche diverse, ma solo fa rilevare che già' all'inizio del secolo esistevano nella classe dirigente italiana predisposizioni autoritarie in senso anti proletario e nazionalista , che dovevano precipitare, però, solo nell'i nfnocato clima del dopoguerra (p. 29).
Nel primo saggio, che dà il titolo a tutto il volume e che ha un carattere di introduzione, l'autore si chiede quali siano le cause della nascita, in Italia, nel primo decennio del secolo, di un movimento con tinte reazionarie e autoritarie. Notando giustamente come la concezione nazionalista della nazione come imperio e domìnio , come missione di potenza neghi il concetto di nazionalità, Molinelli respinge la tesi del Carr e di tutta la storiografìa anglosassone in genere che fa risalire le origini' del nazionalismo alla formazione degli Stati nazioni!li. La responsabilità delle rivoluzioni nazionali sarebbe stata al massimo quella di aver creato delle: nuove unità statali incapaci di risolvere attravero la pratica liberale la crisi del primo dopoguerra .
In realtà secondo l'autore il nazionalismo sarebbe figlio dello sviluppo economico e civile dei primi anni del secolo (p. 33), che induce i nazionalisti a credere nella possibilità di una politica espansionista e colonialista da parte dell'Italia.
Ma, oltre al miglioramento economico nel periodo giolittiono, penserei, per le origini del nazionalismo, ad altre cause, e cioè al peso che ebbe la disfatta di Adua, alla cultura irrazionalistica di fine secolo, all'influenza di D'Annunzio e degli ideali aristocratici, nonché a quella del nazionalismo dell'* Action Francaise e dei movi