Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
anno <1968>   pagina <335>
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Libri e periodici 335
mentì imperialisti stranieri in genere; motivi questi ai quali il Molinelli ha solo accennato e che, credo, avrebbero meritato un ulteriore approfondimento per una maggiore comprensione degli sviluppi successivi del nazionalismo.
In quanto alle ragioni della sua diffusione, tale movimento avrebbe trovato un terreno abbastanza favorevole > proprio perché, neD"insistere sul concetto di amor di patria , faceva leva su un certo sentimento patriottico abbastanza diffuso in alcuni strati della società italiana. E nell'aver rafforzato il culto della patria < anche se nella retorica e con hi retorica va ritrovato così afferma Molinelli* concludendo il primo saggio il merito del nazionalismo, il cui aspetto negativo sarebbe invece nell'aver distratto, con la retorica delle grandi gesta e delle grandi frasi >, la coscienza politica italiana dal lavoro faticoso e paziente di ogni giorno con il quale soltanto si costruisce un paese civile (p. 36).
Nel secondo saggio, intitolato H nazionalismo fra reazione e democrazia , Molinelli passa ad esaminare, ai fini di una maggiore chiarificazione e conoscenza delle varie componenti ideologiche e politiche del nazionalismo, il problema dei rapporti tra la corrente democratica e quella conservatrice reazionaria nel periodo compreso tra il 1908 e il 1912. Secondo Fautore il nazionalismo sarebbe nato come effettiva corrente politica nel 1908 in seguito alla annessione della Bosnia-Erzegovina da parte dell'Austria; la delusione provata per questo nuovo smacco subito in po­litica estera avrebbe provocato un profondo rivolgimento degli ideali e la consape­volezza della necessità di una coscienza nazionale più salda ed anche di una nazione che, alla prossima occasione, sapesse far valere la propria volontà. Il nazionalismo sarebbe uscito cosi nel 1908 da una ristretta cerchia di letterati e giornalisti per avere un certo peso e una certa consistenza nella vita pubblica e politica italiana. Questa interpretazione delle origini del nazionalismo (senz'altro giustificala se si pensa a tale movimento solo in chiave politica e non ideologica) contribuisce a spiegare la poca importanza e il poco spazio dedicato, in questo volume, al naziona­lismo dei primi anni del '900, del quale si parla, in sostanza, solo come di un fatto estetico e letterario. Direi invece che quelli che il Molinelli, riferendosi agli anni precedenti al 1908, definisce fermenti letterari, estetici, aristocratici meriterebbero una maggiore attenzione proprio perché contengono quei caratteri che saranno e rimarranno peculiari della dottrina nazionalista, in quanto dottrina reazionaria e ami democratica. Né si deve dimenticare che già ai primissimi del '900 risale il tentativo (anche se limitato a una ristretta cerchia di letterati e giornalisti ), da parte dei nazionalisti, di formulare un loro programma politico e di definire la propria posizione di fronte ai più importanti problemi di politica italiana, sia interna che estera. L'episodio della annessione della Bosnia-Erzegovina rimane signi* ficatìvo, per la storia del nazionalismo italiano, solo in quanto segna una maggiore affermazione e diffusione del movimento. Nel 1908, infatti, aderiva ufficialmente al nazionalismo la corrente democratica con Sighele e Arcari e nascevano, nello stesso tempo, i primi fogli nazionalisti. Questa più intensa opera di propaganda e le simpatie che il movimento cominciava a riscuotere in alcuni ambienti culturali e politici italiani, rendevano possibile e favorivano la convocazione del primo Con­gresso Nazionalista italiano che si apriva a Firenze nel dicembre del 1910. I parte-cipanti non furono tutti nazionalisti veri e propri: infatti, oltre ai corra di ninni, intervennero i liberali-borelliani. i democratici e finanche un repubblicano e un radicale. Questa poca omogeneità lasciava apparire chiaramente come da tale Con­gresso non potesse uscire un partito nazionalista con una fisionomia ben definita, e come i contrasti dovessero inevitabilmente sorgere ben presto in ogni campo, da quello della politica estera a quello della politica interna ed economica. Generaliz­zando sui problemi di politica interna e sorvolando momentaneamente sulla polemica protezionismo-liberoscambismo, si insisteva sulla necessità non tanto di mutare le direttive della politica estera, ma solo di cambiarne t metodi per essere più forti e preparati in eventuali conflitti. I nazionalisti raggiungevano però lo scopo (come