Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
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1968
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Libri e periodici
sottolinea l'autore) per cui il Congresso era nato: la fondanone dell'Associazione Nazionalista Italiana. aggiungerei che, nell'intento di creare un partito politicamente organizzato* i maggiori rappresentanti del movimento non potevano permettersi, assumendo posizioni troppo rigide e intransigenti su questioni di fondo, di provocare, già nel 1910, delle scissioni e di allontanare dal partito la corrente democratica o liberale. Era più opportuno rimanere su posizioni vaghe e generiche in attesa del momento in coi il partito avesse raggiunto una maggiore diffusione ed avesse potuto contare su un appoggio più rilevante nell'opinione pubblica nazionale.
In questo senso è molto importante, come nota il Molinelli, la fondazione nel marzo 1911 del periodico l'Idea Nazionale, i cui collaboratori (Corradini, Federzoni, Coppola* Forges, Maraviglia) avrebbero dato una loro impostazione politica e dottrinaria al movimento, contribuendo a risolvere, in Benso conservatore e reazionario, il processo di chiarificazione in atto nel nazionalismo. Questa posizione di estrema destra (come la defini lo stesso Scipio Sighele), non poteva non urtare contro le posizioni dei democratici Sigitele, Arcari, Valli, Rivalla, per i quali il nazionalismo si riduceva a un patriottismo attivo> che doveva solo tenere nel dovuto conto la necessità della politica estera e della difesa militare ai fini di un potenziamento dell'intera società nazionale, alla cui direzione politica dovevano partecipare anche le classi popolari (p. 56). Infatti, dopo una accesa polemica sviluppatasi sulle co* lonne dell'/dea Nazionale sul significato del nazionalismo e sui suoi rapporti con la democrazia e i partiti democratici, Io scontro diretto tra le due correnti avveniva nel Congresso di Roma, durante il quale i democratici, guidati da Sigitele ed Arcari, si dimettevano dall'Associazione Nazionalista, affermando la loro incompatibilità con lindi rizzo antidemocratico del Congresso ispirato dall'Idea Nazionale' (p. 67). In seguito ai risultali di tale Congresso, il nazionalismo (nota il Molinelli) poteva cosi imboccare senza intralci la strada di una politica decisamente conservatrice dopo aver rotto ogni rapporto con il gruppo dei democratici e dopo aver acquistato un maggior prestigio con la guerra di Libia che riveste, a mio giudizio, una estrema importanza ai fini degli stessi risultali del Congresso di Roma del '12.
Proprio riguardo al ruolo assunto dai nazionalisti durante l'impresa libica, Molinelli riconosce nel saggio intitolato Il nazionalismo e la guerra di Libia , che essi indubbiamente contribuirono, in larga misura, a creare il < clima lirico che accompagnò la guerra, e nota come questo fosse un risultato più che brillante per un movimento politico cosi giovane e di cosi modeste dimensioni organizzative; e il risultato era tale perché il movimento nazionalista aveva saputo far leva su interessi e sentimenti largamente diffusi in certi strati assai influenti della società italiana (esercito, stampa, burocrazia, finanza) e. in vasti settori piccolo borghesi e popolari (p. 128). Naturalmente questo primo successo nazionalista non poteva non essere determinante ai fini di alcune scelte e indirizzi operati nell'interno del partito. Dopo aver raggiunto un certo prestigio con questa che i nazionalisti definiranno la loro guerra, il movimento uscirà dal vago e dal generico per assumere, dopo i due congressi del '12 e del '14, in maniera più decisa, hi fisionomia di par} tifo antidemocratico, reazionario, protezionista e filocattolico. Attuata nel 1912 la separazione dalle forze democratiche, rimaneva, per il gruppo dell'/dea Nazionale, il problema dei rapporti con la corrente liberale. La campagna antimassonica condotta dall'/dea e la definitiva condanna della Massoneria nel Congresso del '12, è, secondo Molinelli, molto importante ai fini dell'avvicinamento dei nazionalisti ai cattolici e dell'allontanamento dai liberali.
Nonostante le profonde differenze ideologiche, iniziavano, infatti, tra il 1913 e il 14, più stretti rapporti tra nazionalisti e cattolici, in nome di una serie di interessi in comune che entrambi si preoccupavano di difendere. Da una parte nota l'autore nel saggia dedicato si rapporti tra nazionalisti, cattolici e liberali i cattolici potevano considerare il nazionalismo un passo verso la verità e credere, opponendosi ai negatori di Dio, di battersi per una restaurazione cristiana della società, e i naziona-