Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
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1968
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337
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Libri e periodici 337
listi, dal canto loro, di combattere per Q trionfo di quegli ideali di ordine, di autorità, gerarchia e disciplina che per loro avevano Bolo un valore sociale e politico (pp. 145-46). Questo avvicinamento ai cattolici, dettato da motivi di opportunità politica (sono interessanti, a questo proposito, alcune pagine del democristiano Giuseppe Donati nei suoi Scritti Politici, Roma 1956, che non ho visto citate in questo volume), complicava i rapporti con i liberali i quali erano costretti a dimettersi nel Congresso di Milano in seguito alle polemiche sorte, oltre che sul problema del liberoscambismo e del valore della libertà nella società politica, anche sul problema dei rapporti con i cattolici. I liberali temevano infatti come nota il Molinelli che un intervento diretto dei cattolici nella vita politica potesse mutare la fisionomia dello Stato ita* liano qual era uscito dal Risorgimento , e rimproveravano ai nazionalisti di voler sacrificare a questa nuova amicizia i valori universali del liberalismo.
È interessante notare come, in sostanza, la rottura avvenga (riaffiorano, in questo saggio, le lacune sul periodo delle origini) su alcune vecchie polemiche, come quelle sui rapporti tra liberalismo e nazionalismo, che erano nate e si erano sviluppate molti anni prima sulle pagine del Regno, per opera di Enrico Corradini e di alcuni liberali* barelli a ni. Tali polemiche, messe da parte nel Congresso di Firenze, ritornavano nel 1914 a Milano, quando il gruppo dell'Ideo, sicuro di poter ormai contare sull'appoggio elettorale delle forze cattoliche, riusciva a imporre la propria linea intransigente nell'interno del partito e far cadere dal tronco nazionalista i rami liberali (come li definisce Franco Gaeta), dopo quelli democratici.
Nasceva così afferma Molinelli un partito nuovo, spregiudicato, capace di usare o di rifiutare strutturalmente ogni valore, ogni tradizione e ogni alleanza e di identificare i propri ideali con gli interessi dei gruppi economici più forti e intra* prendenti , un partito insomma che forniva una cospicua eredità politica per chi, in occasione propizie, avesse voluto o saputo raccoglierla, (p. 172). Con questo gin-dizio Molinelli termina la sua storia del nazionalismo dal 1908 al 1914; infatti nell'ultimo saggio (l'unico inedito), intitolato Rivoluzioni nazionali e nazionalimperia* lismi , l'autore si limita a discutere e a respingere la tesi di una certa storiografia anglo-sassone che mette in rapporto gli imperialismi del nostro secolo con le rivo* fazioni nazionali e contribuisce a spiegare e a chiarire il passaggio dal principio di nazionalità proprio dell'800 al nazionalismo esasperato di fine secolo.
Il nostro autore, con questo volume, reca un contributo positivo e notevole alla storiografia sul nazionalismo, poiché affronta e analizza uno dei momenti più confusi della storia del movimento nazionalista, esprimendo spesso dei giudizi validi e ben motivati sul valore delle scelte operate dal gruppo dell'idea tra il '12 e il '14. Sarebbe stato, però, opportuno un maggiore approfondimento circa le origini ideologiche di tale movimento (non c'è alcun cenno, per esempio, al problema degli eventuali rapporti con l'Action Francaise e con altri movimenti imperialistici stranieri) proprio per comprendere meglio il significato e i presupposti dottrinali di alcune evolte operate nell'interno del partito.
MARIELLA RIZZO
Comitati segreti tutta condotta detta guerra (giugno-dicembre 1917), a cura della Camera dei Deputati - Segretariato Generale; Roma, Archivio Storico della Camera, 1967, in 8, pp. 252, S. p.
Nel 1917 la Camera dei Deputati si riunì due volte (e ciascuna per la durata di pochi giorni) in Comitato segreto. La prima volta dal 21 al 30 giugno, dopo il rim* pasto nel Gabinetto Boselli ; e la seconda dal 13 al 18 dicembre, dopo Caporetto e la costituzione del Ministero Orlando.
Non c'è bisogno di dire che la Camera prese quella decisione perché avvertiva l'urgente necessità di un più attento controllo e di più diretti e tempestivi interventi a proposito della condotta della guerra.