Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DELL'ABBAZIA DI MONTEVERGINE FONDI ARCHIVISTICI
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1968
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363
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Vita dell'Istituto
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cosi sacro, la difficoltà di accesso del pubblico ad un museo che deve invece èssere aperto a tutti gli italiani, che all'ombra di quelle bandiere seppero combattere e morirei, hanno reso necessario un totale rinnovamento; che mentre dà ai vessilli una sede decorosa e degna del patrimonio spirituale che vi è custodito, consente finalmente l'incontro tra 1 popolo e le sue bandiere.
Perché i sìmboli* soprattutto questi raccolti e ordinati nel Sacrario del Vitto* riami, non sono di quelli da lasciare ricoprire di polvere in un museo riservato a pochi appassionati Essi acquistano valore non soltanto storico ma anche morale se ed in quanto la loro luce di gloria sappia uscire dal chiuso di un monumento e proiettarsi a riscaldare i cuori; se ed in quanto la visione di centinaia di bandiere che furono presenti su tutti i campi di battaglia abbia il potere di destare e di alimentare senti* menti puri e profondi
Ecco perché chiamare tutti gli italiani all'incontro con il loro passato vuol dire contribuire ad un migliore futuro. In questo senso il Sacrario, se dà agli anziani, che di quelle bandiere furono gli alfieri, la possibilità di ritrovarsi, ricordare, sentirsi ancora " vivi nella morte ", esso è dedicato soprattutto ai giovani. Non certo per creare sentimenti bellicisti ma per consentire ad essi di leggere, attraverso un libro cosi stupendamente animato e colorato, la storia " vera " d'Italia. E rendersi conto del come e del perché i loro nonni e padri, che mai amarono la guerra come fenomeno distruttivo e sanguinoso, a quelle guerre che decidevano dell'unità e della dignità della nazione si dedicarono con ogni più riposta energia spirituale e fisica, esclusivamente perché essi, i giovani di oggi, trovassero una Patria degna di questo nome.
È questo, secondo noi, il vero significato dell'opera realizzata dal ministero della Difesa e che viene a colmare una lacuna che solo gli immemori e gli insensibili non avvertivano ; unire cioè passato, presente e futuro in un solo simbolo di leggenda e di realtà, illuminare la nazione tutta di una luce vivida e animata, inserire nel suo tessuto connettivo proprio quando apparentemente paiono destinati a scomparire i valori della tradizione e dello spirito una linfa inesauribile di unità e di concordia.
24 maggio 1925: la prima guerra mondiale è ormai finita da 7 anni, la massa dei cittadini mobilitati " per difendere il sacro suolo della Patria * (come si diceva allora, ed oggi è chiamata retorica!) era tornata alle proprie case. Le centinaia di reggimenti di tutte le Armi, costituiti e ricostituiti per quel miracolo di dedizione e di entusiasmo che in meno di un anno portò da Caporetto a Vittorio Veneto, venivano gradatamente disciolti, tornandosi alla normalità di pace.
Vi erano le bandiere di queste unità, cui dare una sede degna di ciò che essi avevano rappresentato e continuavano a simboleggiare. Étt' così che venne deciso di raccogliere questi vessilli nel museo di Castel S. Angelo, già ricco di storia e di trofei.
E nella ricorrenza del decennale dell'entrata in guerra dell'Italia, le bandiere di guerra, ancora rimaste nelle varie sedi dei reggimenti, arrivarono il 21 maggio 1925 alla stazione di Roma. Trionfo di tricolori, musiche, entusiasmo. Il giorno dopo, con un corteo che i vecchi romani ancora ricordano, 136 bandiere, 18 stendardi e 33 labari, si portavano oltre Tevere, nel vetusto Castel !'-J Angelo, dove alla presenza di Vittorio Emanuele ITI, il Re soldato che aveva diviso in trincea le ansie e i sacrifici del suo popolo, venivano riposti con solenne cerimonia.
Passarono altri dieci anni, Castel S Angelo era divenuto troppo angusta dimora per quei vessilli e gli altri che vi erano stati raccolti. Vi era poi il richiamo della Tomba del Milite Ignoto, la opportunità di raccogliere nel centro spirituale di Roma quei simboli dell'italico valore. E sempre il 24 maggio, del 1935, una non meno solenne manifestazione, con il trasferimento delle bandiere da Castel S. Angelo all'Altare della Patria, nel cui interno era stato ricavato il Sacrario.
Prendemmo parte, imberbi sottotenenti di complemento, alfieri di una bandiera del cui drappo non restavano che pochi laceri resti, a quella cerimonia che fu tra le più sentite per i militari alle armi e per l'enorme folla. E fu ancora il pìccolo-grande Re, ormai avanti negli anni, u solennizzare con In sua presenza, una manifestazione destinata a lasciare segno indelebile nei cuori.
Poi altre guerre, lutti, sventure, lenta rinascita materiale e morale, inserimento del-