Rassegna storica del Risorgimento
BULGARIA STORIA 1885-1886; ITALIA POLITICA ESTERA 1885-1886; PA
anno
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1968
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pagina
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371
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yZT; FONTI E MEMORIE UH
LA CRISI BALCANICA DEL 1885-1886 E L'ITALIA *> I
La crisi balcanica del 1885-1886 elle vide di fronte in una guerra rapida e sanguinosa il regno di Serbia ed il principato di Bulgaria ebbe subito, sin dai primi accenni di tensione, vaste e preoccupate interferenze europee.
Solo da pochi anni si erano spenti gli echi della crisi d'Oriente, conclusasi con il Congresso di Berlino. Questo aveva lasciato i Bulgari profondamente feriti ed amareggiati: le loro aspirazioni unitarie, legate ad un lungo processo di maturazione le cui origini affondano le radici negli ultimi decenni del Settecento e che avevano trovato soddisfazione con la pace di Santo Stefano, all'ombra della preponderanza russa nei Balcani, erano state sacrificate sull'altare di un equilibrio europeo e balcanico che, con l'arretramento della Russia dalle sue posizioni di influenza, esigeva la rottura di una unità nazionale cosi faticosamente e fortunosamente raggiunta.
Se il principe di Serbia Michele Obrenovic III aveva perseguito, insieme al suo maggiore collaboratore e statista, Ilija Garasanin, una politica tendente ad attuare una vasta intesa balcanica, con la sua morte, avvenuta nel 1868, questo indirizzo aveva subito una battuta d'arresto. Ma solo lo scoppio della crisi d'Oriente ed il prepotente inserirsi in essa della politica russa con l'intervento in guerra contro la Sublime Porta, pongono più di un cuneo nei recìproci rapporti fra i paesi balcanici. La pace di Santo Stefano del 3 marzo 1878, ben definita dal Nolde come il capolavoro della politica panslava , significava per la Russia l'attuazione di una scelta del Testo indilazionabile: fra i vari movimenti di indipendenza o di completamento nazionale ed i connessi interessi statali ormai delineati di Serbi, Greci e Bulgari, la politica russa puntò tutto sulla creazione di una Grande Bulgaria quale avamposto e premessa verso gli ulteriori obbiettivi della sua politica panslava, cioè Costantinopoli e gli Stretti.
Greci e Serbi, notevolmente sacrificati sia in sede di aspirazioni territoriali sia di prestigio politico, non ebbero allora altra scelta che accostarsi ai tradizionali avversari della politica russa in Oriente, l'Austria sostenuta dalla Germania e l'Inghilterra. Ma la costruzione diplomatico-territoriale imposta dalla Russia con il trattato di Santo Stefano crollò pochi mesi più tardi al Congresso di Berlino: invece della Grande Bulgaria unitaria
*) Relazione, opportunamente ampliala roti ulteriori neurone, presentata al I Congresso Internazionale ni Stadi Balcanici e del Sud-Est europeo, Sofìa, 20 ngoslo>l settembre 1966.