Rassegna storica del Risorgimento

BULGARIA STORIA 1885-1886; ITALIA POLITICA ESTERA 1885-1886; PA
anno <1968>   pagina <374>
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Angelo Tamborra
inazione dell'unione della Rumelia orientale alla Bulgaria (6-18 settembre 1885), con l'assunzione del potere nella regione da parte del prìncipe Alessan­dro di Battenberg.
Tutti questi avvenimenti, incalzanti e del resto inattesi, trovarono af fatto impreparate le cancellerie europee. A Belgrado essi furono sentiti sia dal re Milan sia dal presidente Garasanin come un pericoloso ritorno alla Grande Bulgaria del trattato di Santo Stefano: dopo precipitose consultazioni dello stesso Milan, a Vienna, col ministro degli Esteri austrìaco Kalnoky, fra Serbia ed Austria si rimase d'accordo nel riaffermare il principio di man­tenere immutato l'equilibrio balcanico, con conseguente incoraggiamento alla Serbia perché prendesse delle misure militari. Forte dell'appoggio austriaco la politica serba si definì subito con la mobilitazione dell'esercito e con la convocazione del parlamento a Nis, dinanzi al quale il re Milan pose peren­toriamente il governo bulgaro di fronte all'alternativa: ritorno allo statu quo in Rumelia e separazione delle due Bulgarie, oppure attribuzione alla Serbia di compensi territoriali (19 settembre 1885). *>
La Bulgaria del principe Alessandro di Battenberg venne a trovarsi in una posizione estremamente difficile e solo le divergenze fra le grandi Po­tenze aprivano più di uno spiraglio a certa libertà di movimento e di inizia­tiva: la Russia di Alessandro HI (il quale personalmente detestava il Batten­berg), occupata com'era nella sua espansione in Asia, non era certo in con­dizione di prestare un aiuto veramente efficace; era tuttavia ben decisa ad opporsi ad una diminuzione territoriale di uno Stato come la Bulgaria, che rappresentava pur sempre la punta più avanzata della sua politica di in­fluenza nei Balcani; si pronunziò pertanto per il puro e semplice ritorno allo statu quo ante; l'Austria Ungheria, per contro, era schierata interamente dietro la Serbia (cui assicurò un prestito di guerra di circa 25 milioni di franchi )e, in mancanza di un ritorno allo statu quo, spingeva il governo di Belgrado a chiedere come compenso il territorio compreso tra la frontiera e il fiume Isker: in questo modo gli appetiti serbi verso terre jugo-slave dell'Impero, verso la Macedonia, verso il Montenegro e l'Albania avrebbero trovato soddisfazione in altra direzione; in equilibrio fra Austria e Russia la politica della Germania di Bismarck era tutta tesa ad evitare un conflitto fra le due massime potenze che avevano interessi nei Balcani, in modo da impedire che la Germania, per il gioco dei suoi legami di alleanza, si tro­vasse impegnala su due fronti con la Francia e con la Russia - in caso di una conflagrazione generale; per quanto riguarda l'Inghilterra, secondo le istruzioni di Lord Salislmry essa era chiaramente orientata nel senso di sostenere l'unione delle due Bulgarie sotto lo scettro del principe di Batten-
*) V. J. VufcKovrf, Diplomatateli iatorijn arpsko-bulgarakog rata (1885-1886) (Sto­ria diplomatica della guerra serbo-bulgara (1885-1886), Belgrado, 195, pp. 713.