Rassegna storica del Risorgimento

BULGARIA STORIA 1885-1886; ITALIA POLITICA ESTERA 1885-1886; PA
anno <1968>   pagina <375>
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La crisi balcanica del 1885-1886
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berg ed opporsi ad ogni misura che avesse potuto costringerlo a lasciare la Rumelia orientale; la Francia, infine, anche se favorevole aUmione inten­deva tuttavia che si evitasse qualsiasi conflitto.
Quanto alla posizione diplomatica dell'Italia, essa era senza dubbio par­ticolarmente delicata. L'Italia era uscita solo tre anni prima dal lungo isola­mento diplomatico succeduto agli avvenimenti del 1870 e sopratutto alla rottura con la Francia per la questione tunisina: la Triplice Alleanza del 1882 rappresentava per essa in quel momento un impegno troppo rigido perché le fosse consentito opporsi apertamente alla politica dell'Austria-Ungheria nei Balcani e, in particolare, nella crisi bulgara. Tuttavia i diri­genti della politica estera italiana da Pasquale Stanislao Mancini ad Ago­stino Depretis al di Robilant, succeduti al Ministero degli Esteri fra il 1881 e il 1887, insieme ai segretari generali Alberto Blanc e Giacomo Mal-vano già all'indomani della conclusione della Triplice Alleanza sentivano tutto il peso di questo legame e come esso non garantisse a sufficienza l'Italia dalle iniziative dell'Austria nei Balcani. Quale eredità diretta della politica risorgimentale e cavouriana, anche dopo l'unità in Italia si continuava ad avvertire che qualsiasi mutamento di equilibri politici nella vicina Penisola, a favore dell'Austria, non potesse lasciare indifferente il governo italiano. Così, ad esempio, sin dal 1877-78 vi era stato, da parte italiana, più di un ac­cenno a chiedere dei compensi verso il Trentino in rapporto agli accre­scimenti territoriali e di influenza politica che l'Austria si apprestava ad ottenere nei Balcani (come poi otterrà al Congresso di Berlino con la Bo­snia Erzegovina).
La conclusione della Triplice Alleanza se aveva cambiato la situazione inducendo la politica ufficiale italiana a mettere un fermo all'irredentismo, non aveva mutato le condizioni di fondo: già verso il 1885 la Triplice si era rivelata per quello che era effettivamente, cioè una alleanza a tutto van­taggio dell'Austria e della Germania; cosi proprio il di Robilant, da quando ai primi di ottobre assunse la carica di ministro degli Esteri, cominciò a get­tare le basi di quel primo rinnovo degli accordi della Triplice, avvenuto nel 1887 che doveva rappresentare un freno per il dinamismo dell'Austria nei Balcani: nessun mutamento dello sia tu quo poteva avvenire nei Balcani a vantaggio dell'Austria verrà sancito con gli accordi del 1887 ove all'Italia non fossero garantiti adeguati compensi .
A ben vedere, sarà proprio la orisi rumeliota a mettere in luce tutto il dropiriiamn balcanico della politica austriaca e come esso mal si conciliasse con gii interessi italiani. A tre anni dalla conclusione della Triplice Al­leanza questa crisi balcanica doveva fare aprire gli occhi ai dirigenti della politica estera italiana, anche se apparentemente si trattava di un problema
*) Y. MITEV, op. ciu, p. .362 sgg.