Rassegna storica del Risorgimento

BULGARIA STORIA 1885-1886; ITALIA POLITICA ESTERA 1885-1886; PA
anno <1968>   pagina <387>
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La crisi balcanica del 1885-1886
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Le vicende balcaniche del 1885-86 ebbero come testimone e partecipe un singolare personaggio italiano, il marchese Adriano Colocci Vespucci (1855-1941). Appartenente a cospicua famiglia di Jesi (Ancona) tuttora fiorente nel bel palazzo del Vanvilelli, egli era uno spirito avventuroso, insofferente della chiusa e gretta vita di provincia; indubbiamente, la di­scendenza dal grande scopritore italiano Amerigo Vespucci aveva non poca parte nel sollecitarlo a evadere magari con atteggiamenti dannunziani e da e superuomo verso le terre più varie dai Balcani al Vicino Oriente, all'Etiopia, alla Spagna, all'America latina ecc.
Animato com'è di spiriti mazziniani, le prime notizie del conflitto balcanico lo esaltano: e Un giovane popolo che anelava all'Unità, che aveva la colpa di essersi unito ai fratelli rumelioti senza chiedere il permesso alla diplomazia, si vedeva avversato da uno stato finitimo, rivale ed invi­dioso, che si preparava a far da sgherro per conto dell'Austria e dello czarismo contro i ribelli delle due Bulgarie .
Dichiarata la guerra ricorda sempre il Colocci avvenne un fe­nomeno meraviglioso. L'esercito dell'aggredita Bulgaria, nel momento di respingere l'invasore della Patria, si vide privato della sua alta ufficialità che era russa e che fu in ventiquattro ore richiamata dallo Czar. Rimasti senza i capi maggiori, i capitani bulgari si improvvisarono generali, i sot­totenenti colonnelli e maggiori, i sergenti divennero capitani. E l'esercito rimase inquadrato e fermo anche senza i russi. Cosi avvenne la difesa di Sofia, la battaglia di Slivnitza, l'arresto del fronte d'avanzata serbo e la successiva respinta indietro. Tutto ciò mi esaltava, mi entusiasmava! E, messo da un lato nell'ambiente sconfortante di quella strascica tura di vita loretana così poco conforme alla mia natura e dall'altro nell'attrazione che su me esercitava quell'epopea marziale, combattuta da un popolo simpatico nella vicina penisola, sentii in me tutti gli istinti della solidarietà tra' popoli, instillata in me da mio padre, eco del sentimentalismo del patrioti del 1848 ... e non tenni più.
La Bulgaria mi attraeva. La sua causa era bella.
Qua era la vita neghittosa per superare una calunnia o per pagare una cambiale. Là era la vita delle armi, dell'eroismo, del sacrificio per una causa nobile.
Mi decisi!
Presi qualche soldo, scrissi una bella lettera a papà, e scappai da Lo­reto, deciso di battermi pei Bulgari. L'indomani avevo varcato la frontiera ed ero a Klagenfurth . In questo modo e con tale decisione, scriverà sem­pre nel Diario, col 1885 ho cominciato a basare la mia vita sulla piat­taforma dell'audacia, della iniziativa impulsiva e romantica, dei viaggi pel mondo, rompendola colla routine di un'esistenza sciocca, spiantata e