Rassegna storica del Risorgimento

BULGARIA STORIA 1885-1886; ITALIA POLITICA ESTERA 1885-1886; PA
anno <1968>   pagina <394>
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394 Angelo fùmborra
Ben a ragione dunque il 12 marzo 1886 il re Umberto I firmava il de­creto che conferiva la medaglia d'argento al valor civile alla bandiera della Società di Mutuo Soccorso fra gli Italiani residenti in Bulgaria.x)
Nel complesso, dunque, una presenza viva e attiva questa dell'Italia e degli Italiani nella crisi balcanica del 1885. Come politica ufficiale ed atteggiamento diplomatico, in apparenza l'Italia non aveva potuto fare mollo a favore della pace. Ma proprio l'atteggiamento di indipendenza nei confronti dell'Austria, la costante preoccupazione di non veder mutato a favore di questa l'equilibrio balcanico erano elementi che giocavano a fa­vore di tutti i popoli balcanici; sqpratutto essi rappresentavano i primi chiari segni delle modificazioni che il conte di Robilant riuscirà a portare, di li a due anni, nella Triplice Alleanza.
In generale, consigli di moderazione e propositi di conciliazione ven­gono espressi sia a Belgrado che a Sofia ed in seno alle conferenze di Co­stantinopoli. Di conseguenza, sul piano diplomatico la situazione finisce per sdrammatizzarsi, recando il frutto concreto dell'Unione. Del resto, nonostante le impazienze e le insofferenze del principe, l'Italia per la sua posizione e l'estraneità agli interessi in gioco, poteva solo svolgere opera conciliatrice fra le parti per arrivare ad una soluzione durevole del con­flitto. Cosi, in ultima analisi, i consigli di moderazione che giungono ancora alla fine di dicembre dal ministro degli Esteri d'Italia, conte di Robilant perché il principe Alessandro eviti di dare importanza a incontri fortuiti di truppe in movimento e ohe hanno da cosi poco tempo cessate le osti­lità , trovano interamente consenziente il sovrano di Bulgaria. Questi, come riferisce il de Sonnaz, è pienamente consapevole del gran bisogno della pace che si sentiva in Bulgaria. Disse: Abbiamo tutta la popolazione valida sotto le armi e, finché non tornerà la pace, malgrado il mio vivo de­siderio non posso licenziare l'esercito e lasciare che i soldati riedano ai loro focolari. Inoltre le popolazioni delle campagne hanno avuto uomini, carri, vettovaglie requisite e, come abbiamo fatto la guerra senza contrarre imprestiti, si fu con sacrifizi enormi di tutta la popolazione benestante, dei proprielarii e degli impiegati che abbiamo potuto tenere il nostro piede di guerra. Se si continua, saremo ridotti alla più grande miseria. Inoltre, se la pace non si fa presto, chi sa, in primavera, quanti pericoli di conflagrazio­ni generali non sorgeranno. Ad una pronta pace colla Serbia dovrebbe es­sere compagna un accordo sulla questione della Romelia, I Commissari tur­chi sono amabilissimi, hanno delle buone parole, ma non giungono a con­clusione veruna, le lungaggini essendo il sistema turco prediletto. La Russia vuole riavvicinarsi a me; ma temo che pretenderà impormi delle condizioni
*) AJJ.M.E.J Busta 1280, Dcnrctis, presidenti) del Consiglio a Di Robilant, Roma, 12 meno 1886.