Rassegna storica del Risorgimento

RISORGIMENTO INTERPRETAZIONI
anno <1968>   pagina <400>
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Salvatore Russo
ha scritto che quest'opera può oggi apparire invecchiata, oggi che la libertà invece che fine è strumento o mezzo. ') Ma per Moscati, memore di quel famoso passo tratto proprio dall'epilogo crociano di cui parlavamo, dove più decisa­mente contro i timidi e i dubbiosi si riafferma la decisa e certa sopravvivenza della libertà, che essa non ha per sé l'avvenire ma l'eterno , un tale dubbio non ba ragione di essere. Ed in fondo, egli, in questo veramente fedele al Croce, della libertà ha questo concetto religioso che va oltre la stessa figurazione risor­gimentale. Sicché in definitiva il Risorgimento gli appare, sì, come il capola­voro dei movimenti liberali-nazionali del sec. XDC, per usare le parole del Crocei ma sempre un momento, in sostanza, della storia della libertà. Un mo­ménto particolarmente felice, quello che cementò l'unione della libertà con la nazione creando la ispirazione, la cornice ideale, il clima stesso dello stato unitario (pag. 99). Allora per comprendere effettivamente la novità del Risor­gimento lo storico, secondo Moscati, non ha tanto il dovere di studiare l'oppo­sizione tra vincitori e vinti, drammatizzando quei contrasti che in realtà non furono così totali né così sconvolgenti, come ama credere la storiografia con­temporanea, che del Risorgimento ha soprattutto studiato quest'aspetto, quanto invece misurare le differenze tra l'Italia unita e le condizioni politiche ed eco­nomiche degli Stati regionali (pag. 84), giacché non è affatto lecito istituire un continuo raffronto, sempre presente, anche se sotterraneo ed inespresso, tra PItalia reale e quella ideale, cioè con l'Italia come avrebbe potuto o dovuto essere nelle aspettative miracolistiche di pensatori isolati, o peggio ancora se­condo le culturali e personali convinzioni, tra moralistiche e politiche, dello storico (pagg. 84 e 85).
È in questa direzione che si svolge la polemica di Moscati, non solo mo­strando concretamente come vada studiata la situazione pre-unitaria italiana si vedano i saggi Gli Stati conservatori italiani di fronte al 1859 , Parma dopo Villaf ranca , Le premesse della questione meridionale ma anche contestando ad ogni revisionismo risorgimentale da Dorso, a Gobetti, ad Oriani, a Gramsci, ogni valore rigorosamente scientifico. Tali revisionismi sono in so­stanza documenti politici, documenti del particolare clima storico che deter­mina una particolare visione (pag. 18), giacché è senza dubbio vero ciò che ha scritto anche recentemente Salvatorelli, cioè che la conquista regia fu anche accettazione regia del programma popolare (pag. 18).
Quindi, in conclusione, i meriti della recente storiografia del Risorgimento sono, a giudizio del Moscati, essenzialmente tre: la definitiva distruzione di ogni agiografia risorgimentale, la rivalutazione del giacobinismo italiano, ma, soprat­tutto, l'aver ripreso lo studio delle condizioni socio-economiche dell'Italia pre­unitaria (pag. 2 e seguenti), dove è chiaro lo sforzo del Moscati di recuperare ciò che oggi si scrive e si indaga con una storiografia che evidentemente non ha più. solo il carattere di una storia etico-politica sui rapporti tra economia e Risorgimento, senza peraltro giungere a quegli estremi storiografici che rischiano di far perdere il Benso dell'individualità storica del nostro Risorgimento. A nostro parere, infatti, il momento critico della indagine risorgimentale sta prò* prio nello scoprire questo punto limite tra le esigenze, ad esempio, messe in luce da opere come quella dello Hohsbawm e quel senso dell'individualità
1) K. ROMEO, Croce e la Storto d'Europa, in Corriere detta Sorti, 14 agosto 1965. Per una analisi puntuale e aggiornata delle grandi opere storielle crociane, vedi: G. GALASSO, Croce storino, in Cultura e. Scuola, Anno VI, gennaio-marzo 1967.