Rassegna storica del Risorgimento

RISORGIMENTO INTERPRETAZIONI
anno <1968>   pagina <401>
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Interpretazioni del Risorgimento 401
nazionale, che è patrimonio caratteristico della storiografia idealistica e che non può che essere mantenuto fermo. A negarlo si rischia proprio di uscire dai limiti di una ricerca storica, precipitando verso astrazioni di altra natura che concetti storiografici non possono più essere. D'altra parte è anche innegabile che man tenere fermo lo sguardo alle individualità nazionali è possibile solo in un clima di acuito e specifico interesse per il mondo essenzialmente umano che è alle spalle dei termini generalizzanti di nazione e di stato; in altre parole, è solo in questa direzione che si manifesta lo specifico carattere umanistico di ogni ricerca storica e il suo connesso significato morale.
Nell'averci insegnato questa lezione fondamentale e nel ricordarcela costan­temente è il merito specifico della corrente storiografica a coi il Moscati ap­partiene.
Di questa corrente una figura significativa, egregiamente ricordata in Ri­sorgimento liberale con una rievocazione precisa anche se commossa, è quella di Walter Maturi, storico insigne del Risorgimento. La parte dell'ultima fatica del Maturi, la rievocazione che egli doveva tenere a Torino di Roma capitale d'Italia il 27 marzo 1961, riprodotta nel volume del Moscati, riafferma ancora una volta il senso dell'interpretazione liberale del Risorgimento e insieme il valore della sua attualità. H discorso del Maturi infatti inizia proprio ricor­dando come fu rifiutato da Vittorio Emanuele e dal Cavour l'invito proveniente da più parti di richiedere al primo parlamento italiano pieni poteri dittato­riali; tra il settembre e l'ottobre 1860 divenne realtà la speranza che l'Italia si costituisse a nazione senza sacrificare la libertà alla indipendenza , per citare le parole cavouriane. Così il Parlamento diventava l'arbitro del dis­senso tra lo stesso Cavour e Garibaldi e l'istituto più adatto ad ascoltare le parole del grande statista piemontese sulla libertà religiosa e la soluzione della questione romana.
Ma del Maturi è così tracciato un rapido profilo, che se non trascura i molteplici lati della sua attività di storico e di editore di documenti diploma­tici, non dimentica neppure di segnalare quella passione per la storia del Ri­sorgimento che non è stata uno degli ultimi motivi della reciproca amicizia nata alla scuola di Michelangelo Schipa. In ambedue, del resto, è vivissimo l'interesse per quel momento particolare che segna l'incontro tra gli esuli meri­dionali, hegeliani e storicisti con le istituzioni liberali del nuovo Piemonte; ciò, se da una parte conduce l'attenzione dello storico sulla realtà del nuovo Stato italiano, mantiene sempre desto l'interesse per la conoscenza della cultura e delle vicende meridionali pre-unitarie. Ecco perché Moscati chiude il suo volume con due saggi di storia del Mezzogiorno, che provano il criterio con cui egli ha studiato la storia del regno meridionale, illuminante campo d'in­dagine >, come egli dice nella premessa al suo volume (pag. 5). Dei due saggi,. quello sulle Paglie nel '700 è veramente un modello di quella storiografia che sa trovare il giusto punto di equilibrio tra l'ispirazione umanistica e le esigenze di una indagine socio-economica.
Lo stesso criterio di subordinare il quadro che emerge dalla letteratura illuministica alle più scaltrite indagini sulla situazione economica e civile del '700 pugliese, come di considerare tale letteratura illuministica non come un punto di partenza ma come un punto di arrivo della ricerca storiografica, mostra come il Moscati sia sensibile alle esigenze più avvedute della moderna inda­gine storica*
SALVATORE RUSSO
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