Rassegna storica del Risorgimento
BANCO DI NAPOLI PUBBLICAZIONI; BIBLIOTECA DI STORIA ECONOMICA (
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1968
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404 Francesco Balletta
alla produzione del Mezzogiorno, cosi l'industria calabrese ai ritrasse nuova* mente nei modesti limiti dell'artigianato e dell'industria familiare. Ad aggravare la povertà naturale, contribuirono le crisi che si abbatterono sull'economia della regione. Il primo colpo fu dato, nel 1815, dal passaggio dell'amministra* zione statale dai napoleonidi ai borboni, e da questi al nuovo Stalo italiano. Ogni nuovo governo amministrò la regione con una propria politica economica, la quale per essere il frutto di astratte teorie ed il coacervo dei desideri di pochi uomini, che non si preoccupavano mai di studiare le esigenze di ciascuna regione prima di adottare provvedimenti economici risultò, quasi sempre, dannosa alla sua vita economica e sociale. A squassare ulteriormente l'economia della regione fa la guerra commerciale tra l'Italia e la Francia, che annientò, quasi completamente, il commercio del vino e della seta calabrese.
Dal lavoro dell'Izze risulta che l'espansione demografica della regione non favorì il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione. AUa fine del secolo XIX, l'alimentazione della maggior parte della popolazione non aveva subito alcun miglioramento rispetto a quella del secolo precedente; le abitazioni erano ancora costruite con canne e mota, prive di aria e luce, ed ospitavano insieme uomini e bestie; non migliorati erano i pochi vestiti che indossavano. L'analfabetismo imperava dappertutto, i medici erano rari e mal pagati, gli ospedali quasi inesistenti. In queste condizioni, al contadino calabrese rimanevano solo due soluzioni: rassegnarsi alla miseria o ribellarsi. I più si rassegnarono, alcuni si diedero al brigantaggio, ma per le disposizioni emanate dal governo dei napoleonidi e da quello italiano contro questa forma di protesta, anche i briganti scomparvero. Una forma di ribellione più moderata fu trovata nell'emigrazione verso l'estero. S'iniziò così, fin dal 1870, un esodo continuo di calabresi verso il nuovo continente, dove riuscirono, alcuni, ad accumulare grosse fortune, e quasi tutti a trovare un lavoro che consentisse loro una vita decente con la propria famiglia. Se questi, però, furono gli effetti benefici dell'emigrazione, ai quali si può aggiungere l'aumento dei salari per coloro che rimasero in patria, e la disponibilità di capitali per quelli che vi tornavano, non mancavano effetti nefasti. Molte famiglie furono disintegrate; partiti gli nomini nella migliore età per la procreazione ed il la* voro, la società calabrese rimaneva formata da vedove bianche , vecchi e bambini, il che provocò pericolosi squilibri nella evoluzione demografica, le cui conseguenze deleterie sono, ancora oggi, largamente sentite in tutta la vita economica e sociale della regione. La scrupolosa ricerca delllzzo, rivela un quadro di storia demografica, nel contesto della vita economica, senza precedenti* un esempio da imitare per tutte le regioni italiane, per la migliore conoscenza della nostra vita nazionale e regionale in particolare.
U terzo volume della Biblioteca è una silloge di riflessioni, rapporti, memorie, pareri, progetti e massime inedite o poco diffuse sulla politica economica e sociale della Restaurazione romana. La raccolta dei documenti ed un'ampia e necessaria introduzione critica sul pensiero degli economisti e poli* liei dello Stato pontificio, nei primi decenni dell'Ottocento, è opera di uno studioso di non comune dottrina: Raffaele Colapietra. " H volume stato diviso in tre sezioni, l'una dedicata al pensiero economico predominante tra gli studiosi dello Stato pontificio durante il periodo della Restaurazione; nella se-
*) R. CobAPusnu (ti cura di), La politica economica della Restaurazione romana, NapoH, BLS.T, 1966, pp. CVITI-519, L. 10.000.