Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
anno
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1968
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pagina
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406
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UN MODERATO SICILIANO DELL'OTTOCENTO:
EMERICO AMARI *
1, L'opera più famosa del professore palermitano Enterico Amari* intitolata Critica di una scienza delle legislazioni comparate,A apparve a Genova sulla fine dell'anno 1857, stampata dalla Tipografia del R. I. de' Sordo-muti in un bel volume di 560 pagine, preceduta da una lettera dedicatoria allo amatissimo zio dell'autore, Giuseppe Amari, datata da Genova: il libro si apriva, così, con un patetico richiamo, in cui anzi vibrava rattenuta una nota di angoscia, alla tradizione familiare e alla patria perduta. Nel compatto discorso dottrinario dell'opera, per due volte è dato cogliere l'aprirsi di un sottile spiraglio, quasi una leggera, epidermica lacerazione del tessuto concettuale, attraverso cui passa una goccia del ricordo: una prima volta, là dove si rammenta che appena nel 1848 si alzava il grido di libertà in Sicilia, e col sangue nostro si scriveva la parola costituzione in Italia (XLI); una seconda volta, quando l'autore, con umile fermezza, dichiara di non aver atteso la voga del tempo per proclamare le benedizioni politiche del Cristianesimo, né le speranze del 1848 per farsi cattolico > (CXXVIfl). Quelle due volte, in cui Amari si fa avanti in prima persona, col suo bagaglio di memorie e di speranze, lo fa dunque per professare i due ideali che sorressero la sua vita morale, il valore della libertà e la fede nel cristianesimo: gli stessi ideali che improntano, come due costanti tracce luminose, la sua attività di scrittore e di uomo politico.
Della propria condizione di vita a Genova, dove allora risiedeva, Amari non lascia invece trasparire accenni nell'opera; o forse è da attribuire ad un suo sentimento di rispetto per la città che lo ospitava, la menzione ch'egli fa nel libro de il più grand'uomo che forse sia stato sulla terra, a cui spetta il merito de il più gran fatto che sia stato compiuto per mano d'uomo , e che è il quasi divino Cristoforo Colombo (CXXXH). Curiosa esaltazione questa, da parte di uno studioso di mestiere, della figura del navigatore genovese e della sua impresa, considerata di tanta importanza, da segnare un momento decisivo nella storia dell'umanità : l'eroe di Amari è ancora l'uomo che valica lo spazio, l'eroe mitologico per eccellenza, come Giasone e come Ulisse o come lo stesso Colombo. Si potrebbe osservare, che il Vico enumera, fra i pochi esempi di mente eroica ch'egli propone al termine della sua Dissertazione dedicata all'argomento, anche quello di Cristoforo Colombo: il cui nome viene però inserito dal Vico fra quelli di Cartesio e di Grozio, eroi tipicamente intellettuali. 2> Forse, nell'omaggio reso al Genovese, si può dunque cogliere una sfumatura di compiaciuta attenzione alle glorie della nuova patria di adozione, terra italiana anch'essa, affacciata su quel mare, al di là del quale stava Palermo, resa più lontana dal tempo trascorso e dalla nostalgia dell'esilio.
Amari, infatti, continuava a sentirsi uno sradicato, pur vivendo a Genova
*) Il presente articolo riproduce la Prefazione alla ristampa della Critica di una scienza dette legislazioni comparato di E, Amari, ohe sarà pubblicata sotto gli auspici dell'Assemblea Regionale Siciliana.
1) I numeri romani diati tra parentesi nel testo indicano i paragrafi della Critica di una scienza delle legislazioni comparate.
S) G. B. Vico, De mento herotea (1.732), in Opere, ed, F. Nicolini, voi. VII, Bari, 1940, p. 20.