Rassegna storica del Risorgimento

AMARI EMERICO
anno <1968>   pagina <408>
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Vittorio Frotini
zione di vita e di cultura, che fu quella della diaspora della classe dirigente siciliana dopo il *48: fortunoso evento, che parve e fu dolorosa traversia, ma che si rivelò in seguito come storica opportunità: giacché per esso la Sicilia si assimilò davvero al resto d'Italia con la comunione degli spiriti, prima an­cora che con la vicenda delle armi e con la disposizione delle leggi.
La Critica di una scienza delle legislazioni comparate è meno celebre (e anche meno fortunata) dell'opera insigne di un altro scrittore e uomo politico palermitano, Michele Amari, la Storia dei Musulmani di Sicilia, anch'essa frutto di un vigoroso ingegno costretto a trapiantarsi in esilio, il cui primo volume apparve a Firenze nel 1854, e che è stata ristampata nel 1933. Diversi i carat­teri dei due studiosi, concittadini e coetanei, ma non imparentati fra loro (Eme-rico ebbe un fratello, chiamato anch'egli Michele, di sette anni più anziano di lui, che ebbe il titolo di conte di S. Adriano e svolse pure notevole attività pò* litica); ma i loro nomi, che restano congiunti nella storia risorgimentale d'Ita­lia, dovrebbero esserlo anche nella considerazione del loro significato culturale, pur nella diversa importanza, che è doveroso attribuire. Anche la Critica di Enterico Amari ha titoli di merito da rivendicare dinanzi all'attenzione dei po­steri, e conserva un interesse di lettura, che è giustificato pienamente dalla sua situazione storica nella cultura italiana dell'Ottocento; la ristampa dell'opera vuol dunque offrire la motivata occasione di una nuova valutazione, di cui que­ste pagine non intendono essere che l'auspicio e l'avvio.
2. La vita di Enterico Amari accompagna lo sviluppo del movimento risorgimentale in Sicilia, svolgendosi lungo il suo stesso percorso storico, che di quella vita condizionò le vicende, e illuminò il cammino ideale. Figlio ca­detto di famiglia gentilizia, nato a Palermo il 10 maggio 1810 da Mariano Sal­vatore, conte di S. Adriano, e da Rosalia dei marchesi Baiartii, egli crebbe nel­l'atmosfera turbata ed eccitante delle nuove ambizioni dell'aristocrazia sici­liana, che la Costituzione del 1812 aveva richiamato alla ribalta della scena sto­rica, attribuendole un nuovo compito di costruzione politica, e ponendola a contatto e a confronto con le forze irrompenti della borghesia liberale.1 II fal­limento della esperienza costituzionale del 1812 aveva lasciato un'eredità di ri-, sentimenti e di speranze, della quale anche Enterico Amari divenne ben presto cosciente e partecipe. Il senso orgoglioso dell'appartenenza alla nazione sici­liana, la fede nel principio rinnovatore della libertà, la suggestione esercitata dal modello politico e civile della Gran Bretagna, furono i tratti distintivi della mentalità politica della sua generazione, che egli condivise, e di cui ben presto si rese interprete nei suoi scrìtti. Infatti, dopo aver frequentato il Collegio Ca-lasanzio, diretto dai Padri delle Scuole Pie, e aver conseguito la laurea in giu­risprudenza, Enterico entrò a far parte dell'Istituto di incoraggiamento di agri­coltura, arti e manifatture in Sicilia, fondato nel 1831, e nel 1833 pubblicò il suo primo articolo: il saggio Sopra gli Elementi di Filosofia del prof. V. Te­deschi, apparso sulle Effemeridi scientìfiche e letterarie per la Sicilia del 1833-34 in due successive puntate. La posizione filosofica assunta da Amari in questo scritto è una conferma dell'influenza esercitata sulla sua formazione mentale dalla tradizione empiristica, che egli contrappose alle nuove correnti d'ispira­li Il periodo del Regno indipendente di Sicilia è stato sottoposto di recente ad sente indagini ed analisi pnriii-olnri da F. RENDA, La Sicilia nel 1812, Coltanissetta, 2963, e da E. SCIACCA, Riflessi del costituzionalismo europeo in Sicilia ( Wl 2-1815), Ca­tania, 1966.