Rassegna storica del Risorgimento

AMARI EMERICO
anno <1968>   pagina <409>
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E nutrivo A mari
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rione idealistica. Più significativa* tuttavia, appare la collaborazione che lo slesso Amari prestò al Giornate di Statistica, ohe si cominciò a pubblicare a Palermo dal 1835, sotto la guida di Francesco Ferrara. Il suo saggio sui Difetti e riforme delle statistiche dei delitti e delle pene, di cui apparve la prima parte nel 1838, dà già lo misura del suo ingegno, e stabilisce anche la direttiva prin­cipale dei suoi studi, che nel 1841 lo portò ad occupare per primo la nuova cattedra di diritto penale nell'università di Palermo. Dello stesso anno 1841 è l'altro suo saggio (anch'esso pubblicato nel Giornale di Statistica), intitolato De­gli eleménti che costituiscono la scienza del diritto penale Tentativo d?una Teoria del Progresso, in cui è già proposto il nucleo speculativo della maggior opera futura, la Critica di una scienza delle legislazioni comparate. Amari, in­fatti, vi esalta l'idea magnifica del Progresso, del quale indica la meta nel­l'incremento delle condizioni stesse che determinano il progresso, cioè della scienza e della libertà, che ne sono le forze propulsive, associandovi però la tradizione, che assicura la continuità dei risultati conseguiti fra i vari popoli e le varie generazioni.
In questa equilibrata concezione dei rapporti fra progresso scientifico e civile, e tradizione dei valori, si rispecchia fedelmente lo spirito dell'Amari, che considerò se stesso un moderato > in politica,, e che cercò sempre di assumere, nelle questioni pratiche come in quelle teoriche, una posizione di juste milieu. In questo atteggiamento, che egli mantenne con esemplare coerenza e talvolta con coraggiosa fermezza, non è perciò da riconoscere una velata pavidità, una pro­pensione all'accomodamento, una incapacità di decise risoluzioni: tutt'altro. È da vedersi invece, nel caso dell'Amari, l'indizio di un saldo carattere, di una rara armonia interiore, di una educazione spirituale signorile, per cui la virtù gli appariva ancora, secondo l'insegnamento aristotelico, come senso della mi­sura e sintesi attiva di motivi contrastanti. Questa facoltà di mediazione, si vor­rebbe dire, che caratterizzò la vita politica e mentale dell'Amari, ne ridusse cer­tamente lo spicco sul tessuto degli avvenimenti storici, e ne limitò le disposi­zioni speculative; ma in essa è da riconoscere e da rispettare l'autentica qualità umana di dominio su sé stesso, che egli possedette.
Accanto agli interessi per gli studi filosofici e per quelli giuridici, il gio­vane professore palermitano coltivava anche quelli per gli studi economici, ai quali dava particolare rilievo il già citato Giornale di Statìstica. Fra i suoi con­tribuii, Bono da ricordare almeno tre, dai quali emerge una sua ben definita visione del mondo sociale, che si integra con le sue dottrine giuridiche e religiose.
Del 1840 è l'articolo su 11 sistema protettore e la collisione degli interessi rivali, in cui egli prende posizione a favore del liberalismo contro il paterna­lismo economico, scrivendo: Ai tempi nostri la scienza dell'economia e dello stato è divisa in due grandi scuole... La prima, chiamando utopia ogni sistema di verità economiche proclama il sistema protettore; l'altra la libertà dell'in­dustria e del commercio... L'ima ha tutto il passato e tenta confiscarsi anco il presente; l'altra ha tutto l'avvenire dei popoli. L'ima ha in mano le leggi, l'am­ministrazione, la clientela, gli onori, gli stipendi; l'altra la scienza e le sue per­secuzioni: l'una vorrebbe arrestar il movimento dell'intelletto e della cultura; l'altra adora la divinità del secolo XIX, il progresso J>. È chiaro, dalle parole riferite, come l'intento dell'autore sia quello di presentare la libertà economica come il fondamento stesso del progresso civile: il suo liberalismo economico si associava dei resto strettamente al suo liberalismo giuridico, espresso corag-