Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
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1968
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Vittorio Frosim
ginsamcnte dalla cattedra universitaria, come in una sua famosa lezione sulla pena di morie del dicembre 1842, e si ricongiungeva a quello politico.
Ben s'intende dunque come Amari intervenisse sempre Bulle pagine del Giornale di Statistica, nella polemica sorta in seguito al concorso alla cattedra ili economia e commercio, bandito dall'università di Catania, e per il quale ai candidati venne assegnato il tenia: / privilegii producono utile o svantaggio all'industria? Fra i concorrenti furono Salvatore Marchese, cbe poi divenne professore di filosofia del diritto in quella stessa università, Placido De Luca, che risultò vincitore e che fu in seguito chiamato alla cattedra di economia politica a Napoli, Vincenzo Cordaro-Clarenza e Pietro Longo Signorelli: ognuno dei quali pubblicò in opuscolo lo svolgimento del tema, da lui presentato. L'Amari prese in esame i contributi dei primi due studiosi ricordati, in una sua Memoria sui privilegi industriali, sostenendo risolutamente la tesi liberistica del Marchese, che veniva giustificata più volte, nel corso dell'argomentatone, col ri-chiamo all'autorità di Romagnosi, un autore a cui lo stesso Amari riconobbe il suo debito mentale; quella tesi gli parve la sola adatta in un secolo, finalmente, in cui ogni legge che si fa è un vincolo che si spezza, è una libertà che si conquista. Amari, anzi, si spinse sino alla contestazione della proprietà letteraria, che era stata difesa dal Marchese, considerando anch'essa come un privilegio .
Di particolare significato, per la più ampia trattazione dell'argomento, e per l'indicazione stessa accennata nel titolo, è la memoria del 1844 (questa però pubblicata negli Atti dell'Accademia di scienze, lettere ed arti di Palermo) Su l'indole, la misura e il progresso della industria comparata dette nazioni. In essa l'Amari propugna l'economia degli uomini, e non l'economia delle macchine , ossia rivendica, anche nel campo dei giudìzi economici, un elemento di valore etico, e nella politica economica una ispirazione sociale umanitaria: nella sua polemica contro il capitalismo sfruttatore del lavoro operaio e delle colonie da una parte, e contro i progetti temerari dei socialisti utopisti, Saint-Simon e Fourier, fautori (a suo parere) di una industria incatenata , dall'altra, è facile riconoscere il motivo caratterizzante di quella che sarà poi chiamata la scuola sociale cristiana . Pertanto, come abbiamo accennato, le convinzioni di Amari trovavano la loro naturale e armoniosa integrazione nello stesso suo liberalismo cattolico, che era a base della sua vita morale. Vale la pena di riportare un brano d'una sua lettera a Michele Amari, che è del giugno 1844
Io son cattolico, ed amo con la passione del mio convincimento la mia religione. Ma sprezzo questo bastardo cattolicesimo all'uso dei partiti; per me questa si chiama bacchettoneria: e veramente fa sdegno e muove riso al tempo stesso sentir parlare sempre di religione e poi guastarla nei suoi più intimi dettami; sentire invocare il nome di Cristo a' conservatori, che con la smania di tutto conservare, conservano la schiavitù, la più empia bestemmia in faccia a Colui che morì in croce per la libertà del genere umano .1
3. Con l'anno fatale, il 1848, l'attività di Enterico Amari viene rivolta decisamente all'azione politica. Egli non era del tutto sprovveduto di esperienza pratica negli affari della vita civile, giacché nel 1841 era stato nominato Direttore della Casa dei Matti di Palermo, e nel sovrintendere a quella istituzione
l) M. AMARI, Carteggio) raccolto e postillato ln A. D'Ancona, voi. I, Torino, 1896, p. 105.