Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
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1968
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Emetico A muri
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aveva dato prova del suo spirito alacre ed aperto. Le sue opinioni politiche essendo bea note* oltre che nella cerchia dei suoi amici, anche negli uffici di polizia, nella notte fra il 9 e il 10 gennaio, alla vigilia del l'annunciata insurrezione, egli venne arrestato, insieme a Francesco Ferrara, a Francesco Perez e ad altri liberali, e incarcerato nel forte di Castellaniare, da cui venne liberato all'inizio della rivoluzione, scoppiata il 12 gennaio. Fu chiamato subito a far parte del Comitato generale, costituito il 25 gennaio, e trasformato in Governo provvisorio il 2 febbraio; e venne quindi nominato relatore della Commissione, a cui spettava di preparare Patto di convocazione del nuovo Parlamento. Amaci mise subito in evidenza le qualità cbe gli erano proprie, e che lo rendevano prezioso nell'opera di moderazione e di mediazione nelle divergenze fra i partili: a lui si deve infatti il compromesso fra le opposte tendenze dei conserva* tori e dei democratici, che prese forma nell'atto di convocazione da lui redatto personalmente. Questo atto si rifaceva alla precedente Costituzione del 1812, e in tal modo si riallacciava ad un'antica tradizione e poneva un fondamento giuridico alla rivoluzione; ma introduceva una rappresentanza popolare anche nella Camera dei Pari, dovendosi le parie rese vacanti occupare con membri designati dalla Camera dei Comuni.
Al nuovo Parlamento, che si riunì in San Domenico il 25 marzo, Emerico Amari entrò con doppia elezione, essendo stato eletto dall'università di Palermo e dal Comune di Salenti; egli optò per quest'ultimo collegio. Nello stesso giorno della prima adunanza, fu altresì eletto Vice Presidente della Camera, dov'egli svolse un ruolo di primaria importanza per l'opera di riforma della Costituzione del 1812. Al suo intervento si deve la mutazione del titolo di reggente per il capo del governo, in quella di presidente : com'egli disse, la parola presidente desta in Italia, desta in Europa vive simpatie. Il consacrarla è tanto più opportuno, quanto per essa la Sicilia partecipa ai voti della famiglia italiana; quella parola è, d'altronde; molto simpatica al popolo siciliano. Se il progresso e il nostro voto, se le vie della libertà nella quale ci siamo messi dovranno condurci presto o tardi a quella meta di tutti i popoli inciviliti, la parola presidente non potrà sonare che come un felice preludio dei nostri futuri destini . Questi destini, a cui l'Amari accennava, erano da intendersi come quelli di una Lega federale fra i diversi Stati italiani, risorti nell'indipendenza e nella libertà. E a lui altresì si deve, nella seduta del 13 aprile, la proposta che ogni rappresentante si alzasse e con la mano sul cuore proclamasse: Ferdinando II e la sua dinastia sono decaduti dal trono di Sicilia ; dichiarazione che fu votata all'unanimità, e fu seguita da analoga unanime deliberazione alla Camera dei Pari*
Abbiamo ricordato due episodi di particolare rilievo, ma non indugiamo a seguire l'attività parlamentare di Amari, che fu d'altronde sempre informata ai suoi noti principii, sia che si opponesse alla costituzione di corti straordinarie cbe giudicassero con procedura sommaria, ovvero alla promulgazione d'una legge repressiva della libertà di stampa (1 aprile), sia che favorisse la restituzione del porto franco alla città di Messina (3 aprile). L'attività venne a termine il 27 aprile, allorché Amari si imbarcò sul piroscafo Palermo insieme a Giuseppe La Farina e al barone Casimiro Pisani, tutt'e tre quali commissari straordinari presso le corti di Roma, Firenze e Torino, con la missione di ottenere il riconoscimento del nuovo Stato, di far ammettere la Sicilia india Lega italiana contro l'Austria, e di trattare l'accettazione della corona siciliana da parte di un principe italiano. L'Amari rese così visita a Pio IX in Roma, dove ebbe anche modo di incontrarsi col p, Gioacchino Ventura, l'animoso sostcni-