Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
anno
<
1968
>
pagina
<
413
>
Enterico Amari
413
Montezemolo, sollecitalo in questo da Francesco Crispi, quando alla sua mode* razione e al suo spirito di libertà si fece affidamento per tenere le prime elezioni nell'isola; il 26 gennaio, assolto il compito, si dimise. Invano il Cavour aveva scritto al Montezemolo: Il prof. Enterico Amari, dottissimo giureconsulto come egli è, riconoscerà, io lo spero, che noi siamo non meno di lui amanti delle discentralizzazioni, che le nostre teorie sullo Stato non comportano la tirannia d'una capitale sulle Provincie, né la creazione d'una casta burocratica che soggioghi tutte le membra e le funzioni del Regno all'Impero di un centro artificiale contro cui lotterebbero sempre le tradizioni e le abitudini d'Italia, non meno che la sua configurazione geografica . '
Venne però subito dopo eletto deputato al Parlamento del primo collegio di Palermo, comprensivo di Castellamare (dove l'Amari aveva iniziato, nel modo che si è detto, la sua carriera di uomo politico), unico candidato per tutti i partiti.
Alla Camera italiana, egli sedette all'opposizione, intervenendo nei dibattiti sulle questioni siciliane, e parlando contro la proposta di abolizione degli enti ecclesiastici e degli istituti di beneficenza per l'incameramento dei loro beni (18 maggio). Nel giugno 1862 rinunziò al mandato parlamentare, per stare vicino al figlio gravemente malato, che difatti poco appresso mori. Venne peraltro rieletto nel 1867, e alla Camera riprese la parola per pronunciarsi contro il progetto di incameramento dell'asse ecclesiastico, che poi divenne la legge del 15 agosto 1867. Ancora una volta, rifulse hi chiarezza morale del suo spirito, giacché l'opposizione al progetto venne da lui motivata con un richiamo al proprio liberalismo religioso: una difficile professione di fede, considerati i tempi, in cui i due principii della libertà politica e della tradizione cattolica parevano irriducibilmente avversi. La posizione di Amari, come abbiamo rilevato, non fu però quella del compromesso pratico, come non fu quella dell'eclettismo filosofico, da lui severamente criticato: essa fu una posizione di personale indipendenza e di fiducioso superamento delle antitesi, per questo svincolata dalla mediocrità e dall'incertezza degli spiriti deboli.
Di tale suo atteggiamento, offre del resto una toccante conferma un episodio, a lui avvenuto durante hi tumultuosa rivolta di Palermo nel 1866. 2> Prelevato a viva forza dalla Bua abitazione, Emetico Amari era stato condotto nella sede del comitato insurrezionale, dove venne sottoposto a forti pressioni, per* ohe accettasse un incarico nel governo provvisorio, che si tentava di costituire; ma l'Amari rifiatò decisamente. All'antico rivoluzionario del '48, al nostalgico della tradizione autonomistica siciliana, al difensore dei diritti della Chiesa cattolica contro le pretese del nuovo Stato laico, non mancò l'animo di respingere la tentazione di compendiare in un gesto le sue ragioni e i suoi rancori contro l'ordine politico esistente. Ancora una volta, in quella occasione l'Amari dimostrò che il ano moderatismo era fondato non già sull'avversione e il timore del nuovo, ma sulla riprovazione degli eccessi; che la sua ricerca del piste milieu nella vita politica intendeva segnare una via per l'avanzamento, come la prua di una nave che procede innanzi, diritta senza sbandamenti a destra o a sinistra.
Enterico Amari mori nella sua Palermo il 21 febbraio 1870, e le sue spoglie vennero accolte nel Pantheon di S. Domenico, sotto la volta che aveva protetto l'assemblea dei liberi rappresentanti della terra di Sicilia nel 1848.
i) C. CAVOUR, Carteggi. La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d'Italia, voi. IV, Bologna, 1952, p. 220.
2) L'episodio è riferito da G. LUMIA, art. ckn p. 97.