Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
anno
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1968
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Vittorio Froini
4. Presentando l'opera sua maggiore al pubbli ito dei lettori* con un tono in cui si fondevano, senza stridere al contrasto, una trepidante modestia e un cosciente orgoglio, Amari dichiarava di farlo timidamente , perché riteneva di essere il primo a tentare un'opera, degna di menti più della mia fortunate e robuste. Certo, la convenzione letteraria aveva la sua parte in queste parole: ma non si tratta d'un mero espediente retorico, perché l'opera tutta appare dominata dalla reverenza per il genio ispiratore di Vico, che Amari riconosce in tutta la sua grandezza. Stabilendo un confronto, che è sintomatico della mentalità scientifica del suo tempo, del filosofo napoletano col naturalista Cuvicr, cosi Amari tsseva l'elogio del Vico:
Siccome Cuvier da un osso impietrito, colla sua sintesi divinatrice ricomponeva specie di animali nei cataclismi della terra già perduti, così Vico da una legge, da un costume, da un rito, da un nome, da una parola, da un monosillabo ricostruiva un intero sistema di governo, e di civiltà perduti nei cataclismi sociali dell'umanità; e l'uno e l'altro non si fondavano che sopra un unico principio, l'uniformità della satura e la sua costanza; non adopravano che un unico strumento, il paragone; onde l'uno creava la paleontologia zoologica, l'altro la paleontologia sociale, cioè la filosofia della storia: l'uno magnificamente illustrava l'anatomia comparata,1 l'altro ampliava tanto la cerchia della legislazione comparata, che essa diventava la Scienza nuova delle leggi (CXII).
Confronto immaginoso certo, sorretto dallo slancio dell'eloquenza, ma che è altresì altamente indicativo della maniera in cui Amari ritenne di interpretare il Vico, che è una maniera consentanea allo spirito della sua età, piuttosto che all'opera vichiana. Nel pensiero vicinano, infatti, è netta la contrapposizione fra la natura e la storia: l'uomo, che è creato dalla natura, crea lui stesso, a sua volta, la storia; rappresenta insomma il punto di frattura tra la natura e la storia. Adattare dunque la dottrina esposta nella Scienza Nuova al modello naturalistico, rappresentato dalla anatomia comparata, significava occultarne una caratteristica fondamentale, ed immettervi, in luogo della storicità, uno schietto naturalismo. Non sorprende perciò che l'Amari, avendo adottato questo criterio interpretativo, cercasse di ricavare dalle sue riflessioni sull'esperienza storica e giuridica dell'umanità l'idea di una natura umana; intesa questa non già dialetticamente, e cioè articolata nel suo svolgimento, svolgentesi nelle sue contraddizioni, ma intesa invece in maniera statica, astratta, massiccia; e non sorprende che si accorgesse perciò, che quell'idea non si poteva ritrovare in Vico. L'umanità, a dispetto di Vico, crede che progredisca sempre verso il meglio, ma non debba ritornar più indietro; né mai ricominci del tutto il suo travaglioso viaggio, né sia condannata a questa perpetua ruota di pena come un eterno Issionne. Vico ideò che in corsi e ricorsi ella perenni, noi che in unico corso prò' gressivo indefinito sempiterni. Qui sta tutta la differenza, ed è smisurata (CXVI).
Così è, infatti. La dottrina di Amari è, sostanzialmente, una celebrazione dell'idea di Progresso dell'Umanità, che è il mito del suo secolo, in cui egli nutre non già fiducia, ma autentica fede: per cui tutta l'umanità gli appare avviala in un'unica processione stillo stesso cammino. S'intende perciò come lo stesso Amari abbia delle vivaci punte polemiche contro il pensiero di Hegel (CXXXIX-CXL), che contiene anch'asso una filosofia progressiva della storia come egli riconosce dalle nozioni piuttosto confuse, che ne ha; ma a quel pensiero egli rimprovero di risolverai in un e municipalismo trascendentale, ossia
i) L. Cnvicr aveva pubblicato le Lagena d'anatomìe aompnrée nel 1800.