Rassegna storica del Risorgimento
AMARI EMERICO
anno
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1968
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pagina
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Enterico Amari
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rica e proposizione ideologica, fra ricerca scientifica e speculazione metafisica, per cui l'opera appare tutta svolta sotto il segno di una pur feconda ambiguità. Tuttavia, una rilettura della Critica può essere compiuta, noi crediamo, con un nuovo e diverso criterio, chiudendosi cosi Formai annosa dispula sul titolo che compete ad Amari di precursore della scienza del diritto comparato o piuttosto quello, come oggi si sarebbe inclini a credere, di prosecutore della filo* sofia del diritto naturale. Non bisogna infatti guardare all'etichetta, bensì alla sostanza contenuta nell'opera; non alle formule riassuntive, ma alle analisi par* ticolari. Ad una lettura diretta e spregiudicata, l'opera rivela la sua fisionomia genuina, che è quella di una tipica sociologia del diritto.
Questa espressione, beninteso, era ancora affatto ignota all'Amari; e del resto, egli non avrebbe potuto derivare la sua concezione da quella di Augusto Comte, il fondatore della scienza e anzi del termine di sociologia. È stato giustamente rilevato, che la posizione del Comte escludeva la possibilità della socio* logia del diritto non solo perché egli concentrava il proprio interesse sullo stu* dio delle regole generali dello sviluppo della società, tralasciando i rami particolari della sociologia, ma più ancora a causa della sua ostilità nei confronti del diritto, al quale negava qualsiasi realtà.1 Eppure, certe affinità della mentalità scientifica di Amari con quella di A. Comte sono quanto mai evidenti, perché entrambe erano consone allo spirito dominante dell'epoca, e cioè a quello che e stato efficacemente chiamato il romanticismo della scienza . Anche per lo studioso palermitano, come per il francese, la propria scienza finisce con l'identificarsi con una filosofia della storia, con una teoria del progresso, e con l'innestare su di essa una morale umanitaristica, dalla forte coloritura religiosa; soprattutto, è presente in entrambi la preoccupazione di determinare ed enunciare le leggi (in senso naturalistico, anzi biologico), che reggono e che spiegano l'evoluzione, sociale o giuridica, dell'umanità nel suo complesso. Amari introduce però, com'è ovvio, una correzione dì fondamentale importanza in questo comune quadro mentalt, ptrché rivaluta a pieno la funzione del diritto, e anzi della legislazione, pur tenendo in grande conto lo studio dei costumi, delle razze, delle lingue. Egli cita bensì invece Charles Comte (XC), l'autore del Tratte de legislation, al quale riconosce di aver dato un impulso molto gagliardo allo studio della legislazione comparata (XCH), pur polemizzando con lui per il paradosso di una legislazione senza legislatore , fondata cioè solamene sui cosumi di un popolo.
Eppure, il nome di Enterico Amari è stato costantemente ignorato nelle storie e trattazioni di sociologia giuridica: disciplina, nella quale trova degnamente la sua collocazione ideale la Critica, che rappresenta un modello perspicuo della metodologia di ricerca sociologico-ginridica (basti pensare alla considerazione in essa accordata alla statistica, LXXXI), beninteso relativamente al tempo in coi l'opera venne pensata e scrìtta, e che resta un documento assai significativo delle tendenze emergenti nel pensiero giuridico della seconda metà dell'Ottocento.
L'opera maggiore di Amari non va peraltro relegata tra i libri di pura erudizione, com'è avvenuto di fare sino ad oggi, giacché essa contiene meditate convinzioni di filosofia civile e professioni ragionate di idealità sociali; essa costituisce anzi, considerata sotto un tale aspetto, una sorta di grande mani-
*) Q, CoavrrcH, Sociologia del diritto, trad, itol. di S. Cotta, Milano 1968, p. 13.
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