Rassegna storica del Risorgimento

MOTI DEL 1831
anno <1968>   pagina <420>
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Ptiolo Bevnordelli
prima ad mia dittatura senza vero sostegno di popolo e poi al fallimento del moto stesso. Si potrebbe anzi dire ohe queste circostanze suggerirono la pole­mica sorta poi nella memorialistica storiografica che tendeva, a seconda delle parli, ad accusare o a scagionare i liberali del crimine di ribellione.
I liberali denunciarono subito l'incapacità dei reggenti e la crisi di governo nella città abbandonata dal Duca senza la minima provvidenza di difesa e di ordine, posizione di debolezza che avrebbe giustificato l'intervento delle forze rivoluzionarie. I legittimisti, dal canto loro, negarono sia l'incapacità del governo, eia il disordine creatosi a Modena, definendo cioè come sopraffatore e anarchico l'intervento di uomini cbe arbitrariamente e senza necessità avrebbero minac­ciato la coesistenza dello Stato.
Da questo punto di vista ci è parso non privo di interesse il racconto dei fatti modenesi nei primi giorni della rivoluzione. Le forze liberali colgono l'occasione per manifestarsi e prendere posizione contro le strutture legittimiste, premono, cercano dapprima di ottenere limitate concessioni; riescono poi a giungere alla formazione di un governo provvisorio, non più di compromesso ma decisamente rivoluzionario. Periodo breve ma non senza importanza, piut­tosto trascurato o non sempre fedelmente narrato dai contemporanei.
H Monitore Modenese *) giornale ufficiale del Governo provvisorio, nel suo primo numero del 18 febbraio, si dilunga a descrivere la cospirazione in casa Menotti e l'insorgere delle cittadine e delle campagne attorno a Modena, ma non si cura minimamente del periodo che a noi interessa. In rutto il rac­conto non un accenno alle diffìcili, dibattute trattative cbe si ebbero per giun­gere alla costituzione di un primo governo.
Nelle Memorie dell'aw. Francesco Cialdini, che pur ebbe parte impor­tantissima non solo in tutto il periodo della Dittatura, ma anche e proprio in queste prime giornate, si leggono parole entusiastiche che tuttavia nella euforia rettorica non danno certo il senso della minuta realtà. Fuggì (il Duca) senza lasciare alcun governo che lo rappresentasse, senza alcuna forza atta a conser­vare l'ordine pubblico, tutto tutto in balia di un partito irritato, esacerbato da una amministrazione tirannica, da una folle inesplicabile condotta. L'anarchia sembrava inevitabile . 2> E aggiungeva-poi: Specchiati cittadini presero tosto le redini del potere, per ricondurre il popolo al tempio della concordia e del­l'amore, spargendo ovunque coll'oblio del passato l'allegrezza e il buon ordine. La Guardia Nazionale creata quasi per incanto mantenne ovunque l'ordine il più rigoroso >.8)
Sarebbe arrischiato affidarsi a queste apologie. È certo invece che i con* temporanei di parte liberale tendevano a svilire volutamente l'operato, sia pur modesto, delle autorità lasciate dal Duca, per esaltare, di fronte a quell'asserita inettitudine, lo slancio rivoluzionario dei cospiratori.
II Bosellini. nella sua vita di Francesco IV, liquida con drastico giudizio j reggenti ed i conservatori del Municipio: Il Duca partendo il 5 febbraio lasciava una reggenza la quale (come altre dipoi in simili casi) non fece molto, e il Municipio assunse alla meglio il governo in mezzo al trambusto... . E continua: Gente da nulla erano quei capi del Municipio, perché tali voleva
1) Pubblicato da G. SFORZA, op. ci'/., p. 73 segg.
2) FRANCESCO CI A LIMIVI. Memorie, pubblicate da C. CANE VA zzi, Roma, Al bri gin o Segati, 1924, cap. V., por. 2, p. 35.
8) F. CIALDINI, op. ciu, cap. V, pnr. 3, p. 35.