Rassegna storica del Risorgimento

MOTI DEL 1831
anno <1968>   pagina <421>
immagine non disponibile

/ moti del 181 a Modena
421
e sceglieva il Duca. Avvezzi a tremare innanzi al cipiglio del signore, non eran essi che a popolar tnmnlto potessero tener fronte; né i reggenti, nomini impo­polari, incapaci, per sé tremanti, poteano rafforzarli . *)
Per eontro i legittimisti e qui possiamo citare le cronache del Setti e del Sossai, o meglio ancora, l'articolo della Voce della Verità del 6 settembre 1831 si adoperarono per nascondere le debolezze del governo del Duca: la tesi di costoro è che motivo autentico per l'instaurazione di un governo provvisorio non ci fu, dato che quello lasciato da Francesco IV era perfetta­mente valido.
Tra i racconti di parte reazionaria più si attenne alla cronaca, strano a dirsi, proprio quello della Voce della Verità. Ma pur esatto nella narrazione dei fatti, ne diede poi una interpretazione del tutto parziale. L'articolo conclude infatti, col tono di chi non ammette replica : Con questa incontrastabile verità di fatto (e qui lo scritto si riferisce alle prove addotte per dimostrare la validità e l'efficienza del governo lasciato dal Duca) qua! fede rimarrà a coloro che asse­rirono che il Duca non aveva lasciato alcuna Reggenza, che gli individui da lui nominati al Governo avevano rifiutato di accettare, e che per la sola man­canza d'ogni autorità 72 cittadini si unirono e nominarono un Governo Prov­visorio? .2) Sempre ad illustrazione dell'intransigenza reazionaria, citiamo ancora l'opinione del principe di Canosa, nell'Epistola Sulla proporzione delle pene secondo la diversità de' tempi, edita a Modena proprio nel 1831. Scrive egli in tuia nota: Il Sovrano Arciduca è vero che abbandonò i suoi stati. Chi sosterrebbe però che quell'atto fosse una abdicazione di fatto, o pure che lasciò i suoi sudditi senza governo e senza forza da sostenersi? Abdica forse colui che lascia alla testa di tutti i dipartimenti gli antichi consultori e consiglieri di Governo? Rejecit cognitionem jnstitiae quegli che lascia un capo militare in fortezza con gli urbani armati, con circa quaranta dragoni, con quasi duecento cacciatori del Frignano? .8) E termina concludendo la sua variazione a favore del Duca Francesco IV: Ora chi potrà dare il nome di abdicazione, sia di diritto sia di fatto, a una tale prudente ritirata, che dichiarò in faccia all'Europa co' suoi proclami dover essere di soli pochi giorni? Ecco dunque che tutti quei paroloni di alcuni pubblicisti, citati da certi soggetti, senza inten­derli, non sono fatti pel caso, né possono scusare di delitto coloro che certe cariche osarono occupare! .
Nei racconti di questo periodo gli storici hanno poi sempre seguito l'inter­pretazione liberale, sorvolando con una certa indifferenza i fatti quali in realtà si svolsero. Si tratta in genere di pochi accenni alla travagliata schermaglia tra il governo legittimo ed i rappresentanti del popolo, per passare poi d'un tratto all'insediamento della dittatura del Nardi, quasi essa fosse scaturita da un im­peto improvviso ed irresistibile.
Rifacendoci quindi alla partenza di Francesco IV da Modena la sera di quel 5 febbraio, cerchiamo di ricostruire minutamente che cosa accadde in quel giorno e negli altri successivi. Ci siamo serviti a questo scopo principal-
i) LODOVICO BOSBLUMI, Francesco IV e V di Modena, Torino, 1861, p. 58.
2} Dalla Voce della Verità, 6 settembre 1831, n. 19; articolo pubblicato in Docu­menti riguardanti il governo degli Austro-Estensi in Modena dal 1814 al 1859, rac­colti per ordine del Dittatore delle Provincie Modenesi Farmi, Modena, 1860, parte I,
doc. Lxm.
8) PIUNCII'E DI CANOSA, Sulla proporzione delle pene secondo la diversità dei tempi. Epistola, Modena, 1831, p. 60.