Rassegna storica del Risorgimento

MOTI DEL 1831
anno <1968>   pagina <423>
immagine non disponibile

/ moti del 1831 a Modena
423
Francesco IV non si senti più sicuro: tutfin torno il dilagare della rivolta, in Modena una tranquillità soltanto apparente. La decisione venne toslo presa: si sarebbe rifugiato a Mantova sotto la Reale Imperiale protezione.
Alle 9 e mezzo di sera, come già detto, il convoglio reale si mise in marcia. Con il Duca lasciavano Modena il marchese Giuseppe Molza, ministro degli Affari Esteri, il marchese Filippo Molza, ministro delle Finanze, il marchese Luigi Coceapani Imperiali, governatore della città e provincia di Modena, il conte Girolamo Riccini, intendente generale della Real Camera, il conte Carlo Guic-eiardi, maggiordomo maggiore, il conte Giovanni Sterpiu, primo aiutante e scu­diere, gli addetti alle persone dei principi e le guardie d'onore.
Il principe di Canosa, il conte Forni, la famiglia del conte Riccini erano già partiti per conto proprio.
I ministri prima di allontanarsi così precipitosamente, ne avevano infor­mato i primi consultori dei vari dicasteri. Abbiamo la lettera del ministro degli Affari Esteri marchese Molza al consigliere nobile Giovanni Maria Poli,1) con la quale gli comunicava di doversi momentaneamente > assentare e lo incari­cava dì farne le veci durante la sua assenza, appoggiandosi per gli affari di particolare entità al marchese Luigi Rangoni, ministro di Pubblica Econo* mia. E terminava dicendo: Credo che V.S. avendo in questa destinazione una prova del Sovrano riguardo nella di Lei Persona, Ella vorrà adoprare tutta la diligenza e zelo nel disimpegno delle incombenze che Le vengono affidate >. Divertente lusinga se si pensa che il Molza cercava di spacciare per Sovrano riguardo > quél non gradevole incarico, in circostanze difficili e di cosi grave responsabilità.
Anche il marchese Luigi Rangoni, unico ministro rimasto in Modena, si decideva il giorno dopo a lasciare la capitale del Ducato. Sulla lettera del Molza al Poli vi è infatti questa annotazione di pugno del Poli: N.B. Avendo Rangoni istantemente richiesto a S.A.R. un passaporto per Firenze, gli fu rila­sciato, e parti in quella volta la mattina del 6.
Era dunque Modena veramente priva ormai di governo e abbandonata alla sorte? Un surrogato di governo, di scarso prestigio e senza efficienza ci fu effettivamente: i suoi membri parteciparono a lunghe riunioni nel tentativo di trovare mia soluzione alla crisi. Non furono irreperibili, come si disse da parte liberale.
I quali liberali, dopo le prime minori richieste di concessioni, passarono presto ad altre che, se accettate, avrebbero compromesso lo stesso governo nei confronti del Sovrano e che pertanto non vennero più accolte. Si arrivò così all'inevitabile, insanabile contrasto tra il partito liberale e quello duchista, con la finale rinuncia del governo lasciato da Francesco IV ad ogni attività, ed alla repentina dittatura del Nardi.
A precisare meglio la cronaca di quelle giornate è bene ricordare quali autorità erano rimaste in Modena; i consultori dei vari dicasteri, figure certa mente di secondo piano, quantunque avvezze all'amministrazione per lunga pratica di governo, il Podestà marchese Giuseppe Rangoni, die si mostrerà di forte e deciso carattere, i conservatori del Comune di Modena, gruppo di nobili che, quando furono chiamati al governo, non si opposero alle decisioni prese di comune accordo dal Podestà e dai rappresentanti del popolo modenese
*) Lettera del march. G. Molza al nob. G. M. Poli noi documenti della famiglia Poli in possesso dcll'A.