Rassegna storica del Risorgimento
MOTI DEL 1831
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1968
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Paolo lìeriiurdclli
cosi si cMamarono i capi rivoluzionari , ma che ri ritirarono in blocco con il marchesa Giuseppe Rangoni, quando il Nardi assunse la dittatura e Francesco IV venne dichiarato decaduto.
Inoltre, sebbene il battaglione di linea fosse partito con il Duca, in Modena era rimasto un certo quantitativo di truppa alle dipendenze del len. colon* nello Leonida Papazzoni, comandante la Piazza. Si è potuto ricostruire lo stato effettivo di queste forze dalle dichiarazioni1) inviate dai comandanti dei vari corpi al Tribunale statario per il processo contro i 72 firmatari dell'aito di decadenza di Francesco IV. In totale erano: 68 uomini del battaglione di linea, 128 del Real Corpo dei Pionieri, 32 del Reale Corpo Dragoni, 40 della Forza Armata di Finanza, 43 guardie di Polizia ed infine 130 Cacciatori del Frignano giunti da Pavullo, Montefesiino e Sestola al comando del maggiore Ferrari. Altri 157 Cacciatori del Frignano, che avrebbero dovuto riunirsi a quelli già in Modena, non erano riusciti a raggiungere la capitale prima della partenza di Francesco IV e si erano quindi ritirati nei loro villaggi, dopo aver de* posto le armi.
Il Duca prima di allontanarsi da Modena aveva emesso un chirografo con il quale partecipava la sua decisione di assentarsi e nominava una Reggenza formata da tutti i pruni consultori dei vari dicasteri, ai quali incombeva il compito di disimpegnare gli affari del rispettivo ministero e, nel caso di questioni particolarmente importanti, di riunirsi sotto la presidenza del podestà Rangoni per prendere le decisioni urgenti.
Anche la notte del S passò tranquilla. Ma se dormiva la cosidetta Reggenza scrisse il Silingardi vegliavano i Liberali. Nella notte dal 5 al 6 tennero una adunanza in casa delTavv. Biagio Nardi e avvisarono gli argomenti da pigliare. Vi intervennero Gaetano Moreali, i fratelli doit. Pietro e Giuseppe Ansaloni, ring. Gaetano e il dott. Antonio Tampellini .2' La mattina del 6 si manifesta apertamente il loro intento di prendere in mano la situazione. L'azione svolta sarà incruenta: non uno scontro, non un fatto di sangue. Nonostante qualche tumulto di piazza, promosso, secondo le cronache, dallo studente Antonio Angelini (nativo della Garfagnana), apparve come mia rivoluzione pacifica, in cui le due parti si affrontarono con una certa lealtà. Verso le 8 e mezzo della mattina del 6 si presentarono al palazzo del Comune il dr. Paolo Fabrizi, il dr. Vincenzo Borelli, Gaetano Malavasi, il dr. Antonio Delfini, l'ing. Gaetano Tampellini, il dr. Pietro Ansaloni, Antonio Paltrinieri, Antonio Aguzzoli e il dr. Antonio Tampellini, che dichiarandosi delegati del popolo modenese richiesero al conte Francesco Guidelli, consultore di Governo, la scarcerazione dì tutti i detenuti politici e la creazione di una guardia di citta dini. Questi due provvedimenti erano ritenuti indispensabili * per il mantenimento della quiete in Modena. Da parte loro i delegati promettevano di garantire e cooperare con tutte le loro forze al mantenimento del buon ordine e della sicurezza personale delle famiglie e delle sostanze di ciascun cittadino, e specialmente dell'Ulano conte Francesco Guidelli , purché fossero garantiti di egual trattamento in ogni e qualunque caso che accadesse di poter essere minimamente compromessi, essendo che non per propria volontà, ma per vo-
i) Archivio di Staio di- Modena, Fondo di Alta Polizia nostro-estense, Tribunale Statario, Processo contro li 72, Busta I, Fascicolo degli allogati, Allegati nn. 66-67-68-69.
-0 GIUSEPPE SILINCAUIII, Ciro Menotti e la Rivoluzione del 1831 in Modena, Fi- renze, 1880, p. 117.