Rassegna storica del Risorgimento
MOTI DEL 1831
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1968
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Paolo Bernardelli
venuti nella determinazione di procedere alla nomina di una Giunta provvisoria di Governo .
Membri di questa giunta furono nominati il conte Carlo Testi, il conte Giacomo Munarini, il conte Filippo Sulimheni, il dr. Francesco Cialdini ed il marchese Ippolito Livizzani. Firmatari dell'atto il dr. Paolo Fabrizi ed il dr. Giù* seppe Ansaloni.1)
Per tranquillizzare il Pubblico venne subito redatta una notificazione a stampa, con l'annuncio della costituzione del Governo provvisorio.2) È da notarsi che questa notificazione datata dal Palazzo comunale la sera del giorno 6 febbraio 1831 , non porta alcuna firma. E se ciò è logico per quanto concerne il Podestà ed i consultori che avevano rifiutato di aderire alla formazione della giunta, è meno spiegabile per i deputati del popolo. Forse essi ritennero prematuro comunicare i loro nomi all'intera cittadinanza.
Chi erano gli individui scelti dai liberali per la costituzione del Governo Provvisorio? Se si eccettua il dr. Francesco Cialdini, dichiaratamente liberale e tra i più impegnati nelle vicende di quei giorni, erano aristocratici sempre rimasti al di fuori delle avverse fazioni e che godevano grande considerazione in tutta Modena: il conte Testi, antico ministro e senatore del Regno d'Italia, il conte Munarini, ciambellano del Duca ed ex-ministro, uomo di ingegno e coltura non mediocre scrisse Antonio Panizzi8) che certo non fu indulgente con i membri del governo di Francesco IV -, di cuore ottimo e di incomparabile candor d'animo , caduto in disgrazia presso il Duca perché non poteva essere cattivo ; il marchese Livizzani che, essendo podestà, nel 1815 aveva salvato la città dalle intenzioni di Murat, persuadendolo della neutralità di Modena e dissuadendolo dal compiere atti ostili verso di essa; il conte Sa* limbeni che nel periodo della Dittatura, diventerà, dopo le dimissioni del Ran-goni, podestà di Modena e subirà per questa ragione un processo.
I deputati del popolo, nella loro scelta, avevano preferito, con tattica temporeggiatrice, persone che riscuotessero l'approvazione dell'intera popolazione, piuttosto che altre radicalmente liberali, che sarebbero state guardate da molti con sospetto e diffidenza. Si erano limitati ad inserire nella giunta il Cialdini, il quale tuttavia apparteneva anch'egli ad una nota famiglia di Modena, rimasta per lungo tempo al servizio della corte estense.
Tutta Fazione dei liberali durante il giorno 6, nonostante il tumulto di piazza, in verità moderato, mostra una certa cautela. Non vi furono prese di posizione intransigenti, ma ricerca di un compromesso. Ci vorranno alcuni giorni e soprattutto il giungere delle notizie delle altre sollevazioni in Emilia e nelle Legazioni, per rinfrancare i liberali di Modena ed indurli alla rottura.
Con tale scelta i deputali del popolo ai trovarono, però, di fronte ad una sorpresa; infatti, eccettuato il Cialdini, tutti i membri non è detto negli alti per quale motivo, ma è facile immaginare che si trattasse di misura prudenziale rifiutarono di assumere l'incarico.
T liberali erano tuttavia decisi ad eleggere a tutti i costi un governo che non includesse i consultori di governo lasciati dal Duca. Così la mattina del 7,
i) Atto della Comunità di Modena, n. 408 del 6 febbraio 1831, Archivio di Stato di Modena, Fondo di Alta Polizia austro-estense, Allegati relativi al n. 1228 di protocollo. Di questo atto ne esiste copia originale nelle carte della famiglia Poli in possesso dcll'A.
3) Notificazione a stampa, tra le carte della famiglia Poli in possesso dell'A.
*) ANTONIO PANIZZI, Le prime vittime di Francesco IV duca di Modena, Roma, Albriglii e Segati, 1897, p. 30.