Rassegna storica del Risorgimento

MOTI DEL 1831
anno <1968>   pagina <435>
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I moti del 1831 a Modena
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dena della mutata forma di governo e spiegò loro i molivi che avevano portato a simile decisione. I liberali ribattevano esplicitamente le solite accaso: che 11 duca Francesco IV aveva abbandonato lo Stato senza dichiarazione alcuna, por* tando con sé il battaglione di linea che avrebbe invece dovuto restare in Mo­dena per la difesa della città, e trascurato di nominare una Reggenza o Go­verno, mentre tutti i ministri e il governatore erano fuggiti o si erano resi irreperibili.
La deliberazione proseguiva descrivendo a tinte drammatiche lo stato di anarchia in cui era caduta Modena per la condotta del Duca e constatava che la forma di governo già adottata non si confaceva alle necessità del momento, dato che quei Governi Provvisori composti di un numero eccessivo di indi­vidui ritardano per loro natura la marcia franca e spedita degli affari . Concludeva, infine, che per allontanare il grave pericolo che sovrastava Mo­dena, si era reso necessario avere una autorità rivestita di pieni poteri provvi­soriamente durabili sino a che siavi la massima urgenza . Era l'annuncio della Dittatura, che avrebbe dovuto durare fino a che in modo regolare e con so­lenni forme fossero convocati i comizi elettorali delle Comuni, della città, e pro­vinciali per nominare i loro rappresentanti .
La dittatura avrebbe quindi dovuto essere soltanto momentanea, un provve­dimento eccezionale volto a fronteggiare la presente difficile situazione, in at­tesa che ristabilitasi la calma e pacificati gli animi, le popolazioni potessero eleggere un governo rappresentativo.
Fu questo un sogno, una breve illusione, ben presto stroncata dal ritorno del duca di Modena scortato dalle truppe austriache.
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Con la narrazione dei fatti accaduti tra il 4 e 1*8 febbraio 1831, abbiamo vo­luto illustrare il lento e guardingo procedere dei liberali modenesi al principio del moto. Trattasi per lo più di liberali di estrazione borghese, media e piccola borghesia, poiché la borghesia ricca si era mantenuta estranea all'attività dei cospiratori nella preparazione del movimento.
Più volte Ciro Menotti, scrivendo al Misley, aveva dato sfogo alla sua ama­rezza per la mancata partecipazione dei ricchi borghesi liberali. Val la pena riportare alcuni passi da cui traspare un profondo senso di delusione.
Da noi lo scandalo è nei ricchi. Nessuno vuol concorrere e perdio non ai sa come andare avanti... .3 ) Il solo elemento che manca, sono i danari... Da noi non ewi a trovarne. I liberali vecchi che ne hanno, non ne vogliono dare . -> Nessuno di queste canaglie di ricchi, che lo divennero all'ombra della libertà, che voglia far sacrifizi. Alcuni mettono sino in ridicolo il nostro divisamenio ... . E più oltre; Mi tocca ingoiare mille disgusti per questi denari . 8> Forlì chiede denari. Dio buono. Gliene manderò ma se non posso averne da nessuno. Faccio mille umiliazioni, delle quali spero di lavar­mene nel giorno della tragedia. Ho l'animo pieno di vendetta; non mi accie-
i) Ciro Menotti: lettera od Enrico Misley in dato 2 gennaio 1831. Pubblicata da A. SOLMI, Ciro Menotti e Videa unitaria nclV insurrezione del 1831, Modena, 1931, p. 151. 3) A. SOLISI, op. cifti altra lettera in data 2 gennaio 1831, p. 153. 3) A. SOI-MI, op. dt.z lettera in data 12 gennaio 1831, PI. 156-157.