Rassegna storica del Risorgimento
MOTI DEL 1831
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1968
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Paolo Bernardelli
eherà, ma cadrà sopra qualche doppio e falso liberale. Questi vecchi non meritano che disprezzo .3) Evidentemente la ricea borghesia non voleva arrischiare in una avventura di incerta riuscita la posizione che si era oramai conquistata.
Scrisse Fiero Zama che la rivoluzione del '31 gli sembrava essere schiettamente e tipicamente borghese: borghese nella dottrina e nell'azione* e borghese per il carattere di coloro che vi presero parte, anche se non mancarono generosi popolani.2)
Senza dubbio gruppi di popolo parteciparono ai moti, ma come elemento subalterno, raccolti, inquadrati e sovvenzionati dagli organizzatori liberali. La maggior parte di costoro, al primo perìcolo, desistettero dall'impresa.
Lo stesso Monitore Modenese scrisse che allorquando Ciro Menotti, durante il conflitto a fuoco colle truppe ducali, la notte del 3 febbraio, si allontanò dalla propria dimora, i contadini e gli artigiani (radunati in casa sua nel numero di 25) si diedero alla fuga.8) E Gaetano Moreali, cugino di Menotti;, descrivendo la riunione con i capigruppo che avrebbero dovuto aprire le porte di Modena a quelli che fossero giunti dalla campagna, raccontò che quando Francesco Cialdini diede Pannuncio che le truppe ducali stavano circondando la casa di Menotti tutti i radunati se la svignarono, salvo il dr. Antonio e l'ing. Gaetano fratelli Tampellini, ed il dr. notaro Giuseppe Ansaloni .4) E cosi, per altro verso, la partecipazione al movimento di alcuni aristocratici di sentimento o convinzione liberale, non ne mutò il carattere prettamente borghese.
Individuata nella classe medio e piccolo borghese l'origine dei moti, viene fatto di domandarci: i moventi profondi dell'agitazione furono dunque i principi di libertà, indipendenza, unità ravvisati nel programma di Menotti, o piuttosto il desiderio di emancipazione della classe media dalla posizione appartata in cui era stata posta dai regimi restaurati, in particolare a Modena?
Francesco IV nella sua opera di riorganizzazione del Ducato estense, delle tre classi: nobile, media e popolare, stringe a sé la prima e la terza con un piano preciso e interessantissimo,8) ha scritto Aldo Berselli nel saggio sui Movimenti politici e sociali a Modena dai 1796 al 1859. Il Duca restituì ai nobili prestigio e potere, affidando loro la funzione di governo e di assistenza al sovrano e dispose provvidenze e mezzi per aiutare le classi popolari. Il Duca ha piena consapevolezza continua il Berselli dell'esistenza, nei giovani, di uno stato di disagio, di ribellione; conosce anche quello del ceto medio più avanzato, di quel ceto che ha fatto la sua esperienza dal 1796. Conosce anche questa forza, ma di essa non vuol servirsi, con piena coscienza non la vuole inserire nel suo sistema di governo, la esclude, la comprime, la vuol schiacciare e così priva il suo governo di un potente sussidio e genera l'instabilità . )
Se gli ideali risorgimentali di rinnovamento nazionale possono essere attribuiti, sia pure in embrione, ad una eletta schiera di persone (Menotti e i suoi
L) A- SOT,MI, op. eh.: lettera in data 19 gennaio 1831, p. 158.
-) PIERO ZAMA, recensione del volume di ICILIO Missmoi.i, Lotte forlivesi per la libertà 1881>32, in Rassegna storica del Risorgimento, 1935, p.
S) n Monitore Modenese cit., p. 78.
*) GAETANO MoncALi, in G. SFORZA, // Dittatore di Modena Biagio Nardi e il suo nepote Amicarsi, JRomfl, ÀJbrighi o Segati, 1916, p. X.
s) ALDO BKHSKMJ, Movimenti politici e sociali a Modena dal 1796 al 1359, in Aspetti e problemi del Risorgimento a Modena, Modena, 1953, p. 29.
0) Ibidem, p. 30.