Rassegna storica del Risorgimento

MOTI DEL 1831
anno <1968>   pagina <437>
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I moti del 1831 a Modena
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più stretti amici), ci pare fuor di dubbio che gran parte di coloro che vennero alla ribalta dei movimenti rivoluzionari, siano stati sospinti dal più o meno in­conscio intendimento di realizzare quello Stato borghese i coi vantaggi essi ave­vano conosciuto grazie ad nn regime quale quello napoleonico sia pur auto­ritario, straniero e militaresco ma propulsore e vivificatore del ceto medio. Quando questa classe borghese ottenne momentaneamente il potere per il precipitoso allontanarsi dei sovrani presi da una paura sproporzionata agli eventi occorre a questo proposito immaginare lo stato di allarme che doveva essersi creato nei vari governi a causa del dilagare in tutta Europa dei sussulti rivolu­zionari seguiti alle giornate di luglio prima sua preoccupazione fu di operare nel rispetto di certi principi che i governi caduti avevano ritenuto non solo va­lidi, ma insostituibili Nuovi governi liberali, quindi, ma moderati. Governi di ispirazione riformatrice, ma costituiti da persone il cui massimo vanto fu di aver saputo mantenere Perdine, la calma, smorzando ogni possibile eccesso o intemperanza, salvaguardando in particolare ogni tipo di proprietà, tra cui prin­cipalmente quelle dei sovrani assentì. In ultima analisi, vanto di avere imbri­gliato, loro, i rivoluzionari, gli impulsi e gli slanci della rivoluzione. SI
1) Il conte Filippo Lina ti, capo del Governo Provvisorio di Parma, e l'aw. Biagio Nardi, dittatore di Modena, caduti i regimi rivoluzionari, protestarono la loro inno­cenza, asserendo entrambi di aver assunto il supremo potere, quasi forzati, per adem­piere al dovere di non abbandonare lo Stato in preda al disordine ed all'anarchia. Scrisse il Linnii in una memoria aggiuntiva agli interrogatori del processo: Ma non avrei mai creduto che per essere stato nominato dal Consiglio Comunale membro di nn Governo Provvisorio che tutto il suddetto C.C. conobbe e giudicò nel complesso urgente delle circostanze indispensabile, e che per avere io pure giudicato indispensa­bile e sacro dovere di qualunque buono ed onesto Cittadino di non esimersi in tali urgenze a prestarsi per quanto può esser in lui al servizio della patria, e a preservarla, se è possibile, dagli orrori dell'anarchia, conseguenza inevitabile di un popolo armalo e in istato di vigente rivoluzione: non avrei, dico, certamente mai creduto d'avere ad essere dichiarato rivoluzionario ribelle, e considerato come capo ed attore di una rivoluzione ch'io non ho mai né promosso né desiderata, e che solamente per relazione d'amici e dei domestici ho saputo dopo il fatto esser successa. In ALESSANDRO GA­LANTE GARRONE, II Conte Filippo Lutati Capo del Governo Provvisorio a Parma nel 1831, Parma, 1932, p. 30.
Ed il Nardi, in una lettera al Conte Maineri : Come V.S. ben sa, io fui chia­mato dapprima, unitamente ai nobili di Modena, ad essere individuo del primo Go­verno Provvisorio. Persone di riguardo e specialmente il sig. avvocato generale Biagio Gasoli ed il consigliere Poli, quasi mi sforzarono ad accettare l'incarico contro mia voglia. Accettai e gli affari furono ben condotti sotto la mia direzione, come è no­torio ... Fu allora che la città era in preda all'anarchia, cioè nella notte dell'8 al 9 di febbraio. Salvai Modena dalle disgrazie... . Ed in una lettera al figlio Emilio in cui gli suggerisce una traccia di difesa presso Francesco IV: Mio padre (Biagio Nardi) che non ha mai fatto parte di alcuna setta, atteso il suo buon nome fu chiamato dapprima a far parte nell'unno 1831 del Governo Provvisorio della nobiltà più di­stinta di Modena; ricusò al pruno invito di accettarne l'incarico, ma due consiglieri di V.A, Io spinsero* facendogli morale violenza, ad entrare in Governo, avendolo riconosciuto capace di calmare la gioventù tumultuante e di regolare alla meglio gli affari pubblici, come poi vi riesci, avendo impedita l'anarchia che sovrastava ed avendo fatto rispettare le proprietà di tutti e specialmente quelle di V.A.R... Frenò la rivo­luzione ed impedì che non progredisse a Massa e Carrara e nell'atta Lnxriglanu... >>. In G. SFORZA, Il Dittatore, eiL, pp. XLITI e 119.
Pur sapendo che scopo di questi scritti di due cittadini compromessi fu t'autodi-