Rassegna storica del Risorgimento

STATO PONTIFICIO STORIA 1847-1849; VITERBO STORIA 1847-1849
anno <1968>   pagina <439>
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UN TRIENNIO DEL RISORGIMENTO VITERBESE (1847-49) NELLE CARTE DELLA POLIZIA PONTIFICIA
Anche a Viterbo, tranquillo capoluogo della provincia del Patrimonio di San Pietro, l'avvento al pontificato di Pio IX mosse qualcosa nella situazione stagnante, suscitando latenti spiriti di rinnovamento.*)
L'amnistia ricondusse in città i condannati del 1837, protagonisti del più consistente episodio d'agitazione ivi avvenuto dal tempo della restaurazione;2) tornava pure dall'esilio Francesco Orioli, nativo di Vallerano, fisico ed archeo­logo, esponente nel 1831 del governo delle Province unite, che venne poi eletto, nel maggio 1848, deputato all'assemblea romana.8)
In questo clima distensivo i Viterbesi, che avevano provato l'angusto rigo­rismo dello zelante vescovo Severoli.'), volentieri fecero propria l'atmosfera fe­stosa dei primi anni del pontificato di Pio IX; e i loro fermenti, per quanto limitati, e minori in confronto ad altre zone dello Stato pontificio, presto debor­darono dall'alveo dei festeggiamenti e delle manifestazioni ufficiali.
Accanto al brigantaggio 5) ed alla privata litigiosità, che riempiono gli in­cartamenti polizieschi e giudiziari, nuove forme di malcontento e di sfogo popo­lare, preludenti ad una opposizione politica, ci si presentano col 1847, emer­gendo vivacemente dall'esame dei documenti nell'Archivio di Stato viterbese.6)
*) Dopo l'importanza raggiorna nel Medioevo dal comune, quando aveva gareg­giato con Roma come sede papale, Viterbo conobbe nel Rinascimento una fase dì gravi agitazioni interne per le lotte di fazione e di famiglie. Sottoposta, poi, completamente al centralismo pontificio romano, perse ogni ambizione, conservando una notevole po­sizione amministrativa come capoluogo della provincia del Patrimonio di San Pietro. Nel periodo napoleonico, fece parte del dipartimento del Cimino.
2) Prodottasi un'agitazione, per la paura del colera, che mieteva in quell'anno molte vittime, contro l'imminente afflusso di truppe dall'Umbria, le autorità papali, sospettando che fosse guidata da elementi liberali, la repressero duramente e nei processi che seguirono furono emesse quattro condanne a morte (tra i colpiti erano Giuseppe Arcangeli, figlio del gonfaloniere in carica, e Carlo Matthey, figlio dell'insigne medico Giuseppe) e sette al carcere. Le condanne a morte furon commutate nel carcere perpetuo (G. SICNOREU.1, Viterbo dal 1789 al 1870, Viterbo, 1914, p. 373).
8) Nato a Vallerano nel 1785, Francesco Orioli fu archeologo, etruscologo e pro­fessore di fisica all'università di Bologna; prese parte albi vita culturale viterbese e, nel periodo napoleonico, alla locale società segreta Telegrafia del Cimino . Mori a Roma nel 1856.
4) Gabriele Severoli non potè nel 1808 prender possesso del vescovato di Viterbo perché impedito da Napoleone, che in odio a lai sottopose la città alla diocesi dì Mon-tefiascone. Il Severoli era infalli nunzio a Vienna e pronunciatamente filoaustriaco. Di­venuto effettivamente vescovo di Viterbo alla Restaurazione, vi ospiti nel 1819 l'impe­ratore Francesco ed il Mettermeli. Nominalo frattanto cardinale, si schierò con gli ze­lanti aniiconsalviani e BÌ distinse sempre per il suo rigorismo reazionario. Nato a Faenza nel 1757, mori a Roma nel 1824.
B) V. // brigantaggio nel Viterbese, Vnlontano, 1898.
) Desidero qui ringraziare il dottor Vincenzo Maria Egìdi, direttore dell'Archi­vio di Stalo di Viterbo, per la gentilezza usatami nel corso di questa ricerca. Tutti i documenti citati provengono da questa fonte.